A dieci anni dallo scoppio dello scandalo Calciopoli, l’ex addetto agli arbitri del Milan, Leonardo Meani, torna a parlare della vicenda che ha praticamente stravolto il mondo del calcio: “Mi hanno dipinto come un delinquente – ha detto Meani nel corso di un’intervista al Corriere della Sera – Le intercettazioni distorcono tutto perché chi deve interpretare non conosce il contesto in cui due persone che si frequentano parlano tra loro. Tra gli uomini di calcio è così: le spariamo grosse, ma sono solo boutade”.
A giudizio del ristoratore lodigiano “il Milan non ha mai ricavato vantaggi. Nella mia intercettazione con Mazzei – prosegue l’ex addetto agli arbitri del club rossonero – espressi un gradimento per Puglisi come guardalinee per Milan-Chievo dopo un’ingiusta sconfitta a Siena. Pur vincendo 1-0 subimmo due errori arbitrali gravi, tra cui un goal annullato a Crespo per fuorigioco che non c’era”.
Per Meani la vita dopo lo scandalo si è, dunque, “ribaltata”. “Per tutti ero quello delle intercettazioni del Milan. Mi arrivarono minacce. Telefonavano al ristorante e mi dicevano: WTi ammazziamo“ o “Ti bruciamo il locale“. Per una settimana la questura mi ha lasciato la scorta”.