Calcioscommesse, la carriera di Izzo è appesa ad un filo: oggi la sentenza, le parole del difensore

Calcioscommesse IzzoArmando Izzo rischia 5 anni di squalifica. La sua carriera da giocatore è appesa ad un filo. Nella giornata di oggi si terrà il processo dinanzi il Tribunale Federale Nazionale per le presunte combine che il difensore avrebbe fatto ai tempi dell’Avellino, nella stagione 2013/2014.

Izzo che è stato deferito per illecito sportivo, però, continua a proclamarsi innocente come dichiarato ai microfoni della ‘Gazzetta dello Sport’: “Sa come mi chiamano nelle intercettazioni questi signori? L’ignorante. Dicono: “Oh, l’ignorante non deve sapere nulla perché Avellino-Reggina la fanno i senatori”. Questo perché nel 2014 ero un novellino in uno spogliatoio con gente come Castaldo, Biancolino, Millesi. Ma non è questo il punto: hanno ragione, sono ignorante. Non mi vergogno”.

Izzo (LaPresse/Valerio Andreani)
Izzo (LaPresse/Valerio Andreani)

Il difensore del Genoa ripercorre quindi la sua vita:  “Sono cresciuto a Scampia: papà lavorava anche 18 ore al giorno, poi una leucemia fulminante lo ha stroncato in due mesi. Mia madre prese a fare le pulizie nelle case: le davano 6 euro l’ora. Io col pallone ci sapevo fare: a 14 anni dalla squadra di Scampia passai al Napoli“.

Poi entra nel dettagli della questione: “Divento capitano della Primavera: Mazzarri mi porta in ritiro. Il resto è frutto di sudore e ancora sudore. Triestina, Avellino, Genoa e Nazionale. Poi un boss si pente e sostiene che ero a sua disposizione da sempre. Prova a spiegare al magistrato che sono uno di loro per via di uno zio affiliato. Beh, quello è un parente acquisito: non ho rapporti con lui da quando ero ragazzino. C’è di più. Secondo questo boss sarebbero venuti a Trieste per farmi alterare una gara, ma siccome contavo zero allora è saltato tutto”.

“Ho chiesto al mio avvocato: non c’è nessuna traccia del presunto viaggio – ci tiene a precisare Izzo -. Solo parole. Ma questa dichiarazione è un autogol. Perché io a gennaio 2012 passo all’Avellino. Sarei uno del clan, giusto? E invece nessuno mi cerca. Vengono a Trieste, ma quando sono a un tiro di schioppo da Napoli, niente. E mica per qualche mese: passano oltre due anni prima di arrivare ai due presunti illeciti”.

Izzo (Foto LaPresse/Valerio Andreani)
Izzo (Foto LaPresse/Valerio Andreani)

Per Izzo l’accusa non persiste: “Sembra credibile che un boss punti 400 mila euro per vincerne 45 mila? E Millesi accetta di restituire i 400 mila se le cose vanno male? Una scommessa sul Modena che doveva fare un goal con qualunque risultato. E quella gara io non l’ho giocata. Mi ero fatto male in settimana e durante il riscaldamento era tornato il dolore. Finisco in panchina”.

“Il boss vede la gara da un centro scommesse, si è fatto prestare il telefono da Pini. Primo tempo 0-0 – continua il racconto – Preoccupato manda messaggi a Millesi per risolvere il problema. Millesi, in panchina come me, incrocia Peccarisi che ritorna dagli spogliatoi e lo convince per 15 mila euro a far segnare il Modena. Le immagini Sky testimoniano tutto questo”.

“Peccato che dalle immagini Sky si vede come per tutto l’intervallo Millesi, io e gli altri della panchina stiamo in campo a riscaldarci. Non solo, il telefono da cui sono partiti i messaggi non c’è più. Pini ha detto al magistrato di averlo venduto, ma non si ricorda a chi…”. Spetterà ora ai giudici la decisione finale.