Il Neapolis Mugnano, squadra della provincia di Napoli che milita nel campionato di serie D, vinceva le partite malgrado un tasso tecnico mediocre grazie a partite combinate con l’aiuto di elementi di spicco della ‘ndrangheta. Secondo gli inquirenti della Procura antimafia di Catanzaro, il gruppo che organizzava le frodi aveva anche l’obiettivo di conseguire ingenti profitti dalle puntate sulle partite combinate. A capo del “sistema” c’erano il presidente e il direttore sportivo del Neapolis, Mario Moxedano e Antonio Ciccarone, che si avvalevano della collaborazione di Pietro Iannazzo (già arrestato), definito “uomo di primo piano dell’omonima cosca mafiosa di Lametia Terme”, indicato anche come conoscitore del calcio dilettantistico meridionale.
Pietro Iannazzo aveva stabili rapporti, già dal campionato precedente, con Mario Moxedano e con il direttore sportivo Antonio Ciccarone, in veste di “consulente di mercato” della squadra, con l’obiettivo – sottolineano i pm – di far vincere le partite al Neapolis malgrado il suo basso spessore tecnico. Il ds Ciccarone viene definito come il primo collaboratore di Moxedano: è lui, sempre secondo i pm, ad interpretare le direttive di Moxedano, avvalendosi di una fitta rete di complicità e conoscenze, approfittando della collaborazione di dirigenti sportivi di altre società.
Il risultato finale veniva condizionato offrendo denaro e altre utilità. Una volta stipulati i “patti”, infine, venivano piazzate le scommesse. Nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro sono coinvolte, in particolare, tre squadre campane: la Puteolana, la Neapolis Mugnano e il Sorrento mentre tra calciatori e dirigenti indagati figurano Pasquale Izzo (calciatore della Puteolana, 32 anni); Emanuele Mazzocchi (calciatore della Puteolana, 31 anni); Antonio Ciccarone (direttore sportivo del Neapolis Mugnano, 41 anni); Mario Moxedano (presidente del Neapolis Mugnano, 61 anni); Raffaele Moxedano (calciatore, figlio di Mario, 30 anni).