Calcioscommesse, un’inchiesta nata per caso: e tutto questo è niente…

La maxi-inchiesta sul calcioscommesse che ha coinvolto oltre 30 club di Lega Pro e serie D è soltanto la punta di un iceberg

Tutto è nato per caso: l’inchiesta che ha scosso il mondo del calcio con arresti eccellenti e decine di società coinvolte tra Lega Pro e serie D è frutto di una semplice coincidenza. L’ha spiegato senza mezzi termini il procuratore capo della Dda di Catanzaro Vincenzo Lombardo nel corso della conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’operazione “Dirty soccer”. “Sono colpito dalla risonanza mediatica che ha avuto quest’operazione – ha detto il procuratore – è evidente, e lo conferma la vostra presenza qui così numerosi, quanto il calcio interessi agli italiani. Questa è un’inchiesta secondaria, nata per caso dal filone di un’altra indagine su una cosca della ‘ndrangheta di Lamezia Terme, che per me è più importante delle partite di pallone. Dopotutto l’operazione odierna ha richiesto un grande sforzo da parte di tutte le forze dell’ordine. Ci siamo arrivati grazie ai risultati nati all’interno dell’indagine Andromenda che ha colpito la cosca Iannazzo, dalle intercettazioni abbiamo capito che la cosca aveva relazioni dirette con la squadra di calcio del Neapolis. Approfondendo questo filone, abbiamo individuato una rete ben più ampia atta a truccare le partite e a monopolizzare le scommesse in Lega Pro e serie D, con tentativi di condizionare anche gare di livello superiore“.

LaPresse
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Parole che fanno riflettere. Insomma, al mondo del pallone servirebbero forse procuratori un po’ più “malati” di calcio, o comunque interessati al mondo del pallone, per decidere una volta per tutte di indagare a fondo e fare pulizia del marcio che infanga lo sport più popolare d’Italia. E probabilmente ciò che è emerso oggi è niente, rispetto ad una serie di illeciti molto più diffusi anche a livelli più alti. Chiaramente con tutti i problemi che ha il nostro Paese, non si può pretendere il massimo delle attenzioni sui campi d’erba e su chi rincorre quel pallone per fare gol, ma il quadro che emerge dall’inchiesta esplosa oggi è molto più grave con pesantissime ripercussioni penali. Si tratta di vere e proprie associazioni mafiose che con violenze e crimini di ogni tipo, senza alcuno scrupolo, tendevano a condizionare la vita sportiva a 360°. E allora sì che sarebbe opportuno intervenire in modo più massiccio a livello giudiziario, mentre il mondo del calcio dovrebbe iniziare a fare davvero prevenzione.

Se – insomma – si indagasse in modo diretto sul calcio, verrebbero fuori tante altre cose che ancora oggi rimangono nell’ombra ma che già trapelano da tempo dagli addetti ai lavori e i “ben informati” del settore. Scommesse, in primis, ma non solo: pagamenti in nero, documenti falsi e imbrogli di vario genere. Un mondo delinquenziale sempre più corrotto che di anno in anno vede allontanarsi tante persone per bene che investivano, anche in modo facoltoso, e rappresentavano una risorsa importante per tutto il sistema (ultimo, pochi giorni fa, il Presidente del Benevento Vigorito) e che avevano creato strutture non solo fondamentali per i valori dello sport e la formazione di grandi professionalità, ma anche con grandi ripercussioni sociali sui vari territori.

Al mondo del calcio, oggi più che mai, servono la forza e il coraggio di agire, e con grande urgenza: servono decisioni importanti, forti, che vadano a tutelare chi opera in modo corretto e pulito e che non consentano a chi invece commette irregolarità neanche di poterci entrare, in questo mondo. Un mondo così bello, che però ci stanno rovinando.