Si può essere campioni anche se si è giocato ad alti livelli solo per pochi anni? La risposta è sì, perchè Leite Ribeiro, meglio noto come Adriano, in quel breve periodo non è stato solo forte, è stato impressionante.
Probabilmente il calciatore che più si è avvicinato ai livelli di Ronaldo, Adriano fu acquistato dall’Inter a meno di 20 anni nell’estate 2001 ed esordì lasciando il segno segnando un gol strepitoso in una celebre amichevole contro il Real Madrid. Mandato a farsi le ossa alla Fiorentina e soprattutto a Parma, in cui fu estremamente valorizzato da Cesare Prandelli, tornò alla casa madre nel 2004.
La prima annata sotto la gestione di Zaccheroni e la seconda, caratterizzata dall’arrivo di Roberto Mancini sulla panchina nerazzurra, furono mostruose. Adriano univa tecnica, velocità e forza fisica ad una potenza fuori dal comune, forse mai vista nel calcio italiano. Gli anni successivi, negativi nonostante le vittorie dell’Inter ne pregiudicarono il futuro in nerazzurro.
Problemi extra-calcistici, discontinuità e totale inaffidabilità, non gli hanno permesso un regolare svolgimento della carriera andata piano piano declinando, invece che progredendo. Ha fatto l’ultima sua apparizione in serie A con la maglia della Roma, ma il suo tempo era già finito.
La sua enorme fragilità l’ha reso addirittura più vicino al mondo dei “bidoni”, piuttosto che a quello dei campioni, ma Adriano, quello vero, “L’Imperatore” era un predestinato e vogliamo ricordarlo così.