Capitali esteri in Italia: tra crack e successi, storia di un trend sempre più attuale

Capitali esteri in Italia - Dalla Roma al Bologna, passando per il Monza, il bello ed il brutto degli investimenti stranieri nel calcio italiano

Nell’attuale Italia sempre più globalizzata, dove anche notissimi brand del Bel Paese vengono acquisiti da compagnie straniere, il calcio non fa più eccezione.
L’apripista dell’ingresso di capitali stranieri all’interno del nostro sport preferito è stata la Roma nel 2011, quando quest’ultima venne ceduta ad una cordata americana guidata in quel momento da Thomas Di Benedetto, e successivamente dall’attuale presidente giallorosso James Pallotta.
Più o meno nello stesso periodo avvenne un altro passaggio di proprietà significativo, quello del Venezia dal presidente Pizzigati ad un gruppo di investitori russi con a capo Jurij Korablin, che rimarrà alla presidenza del club per 4 anni per poi cederlo a sua volta ad una cordata americana. In questo momento il Venezia Football Club Società Sportiva Dilettantistica, con il Presidente Joe Tacopina ex investitore del Bologna, è riuscita a raggiungere la promozione in Lega Pro.

Una cessione che ha invece scatenato molto scalpore è stata quella dell’Inter nel 2013, dalle amorevoli mani del Presidente Moratti, che con quella squadra aveva vinto tutto fino a 3 anni prima, alle mani del magnate indonesiano Erick Thohir.
Quest’ultimo non ha acquisito la totalità del pacchetto Inter, arrivando al momento fino al 70% delle quote societarie e lasciando il restate 30% all’ormai ex presidente Massimo Moratti.
Gli ultimi due esempi, più o meno virtuosi di investimenti di capitali stranieri nel nostro calcio sono quelli del Pavia e del Bologna.
L’associazione Calcio Pavia è stata acquistata dal cinese Xiadong Zhu nell’estate del 2014, riuscendo a mantenere fino ad ora la categoria della Lega Pro, Il Bologna invece, come tutti sappiamo, acquisito in Serie B nell’Ottobre del 2014 dall’iniziale sodalizio fra Joey Saputo e Joe Tacopina riesce a compiere la scalata che ha riportato i rossoblu in serie A dopo la retrocessione nel campionato 2013-2014.

Purtroppo però non sempre va tutto per il meglio in queste situazioni, ed a testimonianza di ciò abbiamo gli esempi del Monza e del Parma.
Nel 2013 l’anglobrasiliano Anthony Armstrong Emery rileva il Monza, ma già dopo circa un anno iniziano a sorgere dei problemi. Infatti Emery viene indagato per dei reati finanziari e, resosi latitante a Dubai, mette in vendita la società, che solo dopo qualche mese viene comprata dall’inglese Dennis Bingham.
Purtroppo il nuovo presidente non mantiene le promesse fatte, lasciando la squadra sempre più indebitata, e che verrà a sua volta dichiarata fallita il 27 Maggio del 2015.
Fortunatamente dopo molte aste senza alcuna offerta Nicola Colombo, insieme ad altri investitori, riesce a presentare un’offerta che ha permesso all’ S.S.D. Monza di tornare in vita e di partecipare al campionato di Serie D.
Infine come non ricordare la vicenda che ha dovuto attraversare il Parma con i suoi tifosi, terminata con il fallimento a causa della gestione di Ghirardi prima, di Manenti alla fine e con il breve intermezzo della società albanese gestita da Rezart Taçi che cedette tutto a Giampietro Manenti per la “modica” cifra di 1€.

Adesso sembrerebbe che a breve altre due squadre potrebbero passare nella mani di società straniere, e cioè il Milan di Silvio Berlusconi in trattativa con degli investitori cinesi, ed il Bari vicino all’acquisizione da parte del magnate malese Noordin.

Come abbiamo potuto vedere da alcuni di questi esempi l’ingresso di capitali stranieri in Italia può essere una cosa positiva, perché grazie ai loro investimenti fanno girare del nuovo danaro fresco nel mondo del calcio italiano.
E proprio perché in Italia molte società sono in difficoltà economiche, questo le rende appetibili per gli investitori stranieri che spesso pensano più da investitori che da presidenti vecchio stampo, innamorati della propria squadra, come eravamo ben abituati nel nostro paese.
Ciò che ci insegnano le peripezie attraversate da Monza e Parma è che bisogna anche stare attenti a chi si cede la propria società, dato che estero non è sempre sinonimo di affidabile.

Francesco Formica