Roberto Mancini da quest’estate avrà un potere decisionale che non era mai stato concesso a nessun allenatore, nella storia del calcio italiano (neanche a Josè Mourinho, che comunque ebbe grande influenza sulle scelte nerazzurre).
L’amministratore delegato dell’Inter, Michael Bolingbroke ha parlato alla Gazzetta dello Sport, investendo ufficialmente il tecnico in vista della prossima stagione: “Noi lavoriamo sul medio termine e Mancini non ha ancora avuto una sessione di mercato estiva tutta sua per costruire la squadra. In estate avrà l’occasione di costruire la squadra che desidera per mettere in campo la formazione che preferisce. Avrà una squadra completamente a sua immagine. Io guardo alla prossima stagione e credo che sarà una grandissima annata per questo club. Se Mancini rimarrà sicuramente? Certo, a meno che voi non sappiate qualcosa che io non so!”.
Mancini avrà praticamente in mano l’intera gestione del mercato e sceglierà gli uomini più funzionali ai suoi schemi e alle sue idee di calcio. Avrà insomma la possibilità di plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza, e di certo non avrà più scuse, visto che tutti gli errori e l’eventuale mancanza di risultati verrebbe imputata solo e soltanto a lui.
La cosa è comunque un primo segno di svolta dell’intero movimento e una presa di posizione diametralmente opposta a quella del Milan: è cosa nota che gli allenatori rossoneri non hanno quasi mai avuto potere in sede di mercato, che è sempre stato una prerogativa di Adriano Galliani, specialmente negli ultimi anni.
Ed è proprio per questa mancanza di potere (e di risorse) che è terminato il rapporto tra Antonio Conte e la Juventus, con l’allenatore dei tre scudetti consecutivi che è andato in Nazionale per avere la completa gestione degli uomini e l’autonomia sulle decisioni.
Nonostante il degrado e il decadimento continuo, il mercato italiano è ancora comandato da procuratori, amministratori delegati e direttori sportivi, che puntualmente in caso di fallimento scaricano le colpe sugli allenatori, esonerandoli (davvero comica a proposito, la situazione del Cagliari, con l’alternanza Zeman-Zola-Zeman).
Sappiamo molto bene che nel calcio inglese il ruolo del manager è la normalità da moltissimi anni ed è proprio grazie al periodo passato al Manchester City che il Mancio ha potuto affinare le sue abilità e acquisire un’esperienza che adesso può rivelarsi molto utile.
Che sia finalmente un segnale di miglioramento? Se tutti gli altri club fornissero ai loro allenatori più potere, permettendo finalmente ai tecnici di schierare e comprare uomini funzionali ad un progetto, potrebbero crearsi delle realtà calcistiche davvero interessanti.
Se invece siamo contenti di tutto questo e vogliamo tenerci il presidente che impone all’allenatore la difesa a 4 (con la difesa a quattro quell’allenatore non vince più da 3 gare) e il patron che impone al suo tecnico di giocare con il rombo o con il 4-2-3-1, liberi di farlo: prima o poi ci renderemo conto che stiamo ormai raschiando il fondo del barile.