Caso Agnelli-biglietti, la difesa del presidente della Juve – In casa Juventus continua a tenere banco l’ormai famoso caso biglietti, che ha prodotto il deferimento del presidente Andrea Agnelli da parte della Procura federale della Figc. A questo proposito il numero uno del club bianconero insieme agli avvocati della Juventus, Luigi Chiappero e Maria Turco, hanno redatto una memoria difensiva con cui si chiede alla Procura di archiviare il caso. A riportarne alcuni stralci è oggi ‘Il Corriere della Sera’: “Lo spessore criminale dei capi ultrà, interlocutori obbligati della società, ha determinato nei dipendenti deputati a trattare con costoro uno stato di soggezione che la relazione della Procura, pur conoscendola, ha finito col sottovalutare”. Dopo aver premesso che i rapporti con soggetti legati alla ‘ndrangheta “erano già stati esclusi dalla Autorità giudiziaria”, ribadisce: “l’avere voluto indagare, sostituendosi alla magistratura ordinaria, ha condotto gli estensori della relazione a commettere un gravissimo errore, la vittima di indebite pressioni è diventata artefice e complice del giro di facili guadagni derivanti dal bagarinaggio. Non è così”. Secondo il presidente bianconero, il capo della Procura federale Pecoraro avrebbe reso una “ricostruzione dei fatti non aderente con quanto avvenuto”. Non sarebbe vero che la società avrebbe “assecondato le richieste di biglietti emettendoli in numero superiore per interessi economici. L’unico obiettivo era l’ordine pubblico dentro al nuovo stadio”.
Caso Agnelli-biglietti, la difesa del presidente della Juve – Che la Juve fosse una «vittima» degli ultrà lo avrebbero scoperto già i carabinieri della compagnia Torino Oltre Dora. Nel documento viene citato un rapporto in cui i militari descrivono «strategie criminali» finalizzate a «estorcere biglietti e benefit». “Le concessioni — viene sottolineato nella difesa di Agnelli — sono il frutto della necessità di mantenere un ordine pubblico che è sempre stato gestito in collaborazione con le forze dell’ordine”. E proprio nei confronti di queste ultime, viene sottolineato come, prima dell’indagine Alto Piemonte, “nessuno ha mai preso provvedimenti” e come “…per evidenti politiche di gestione dell’ordine pubblico, è stata la Juventus a doversi occupare all’interno dello stadio della sicurezza”. Nell’atto viene trascritto il contenuto di una telefonata del 26 ottobre 2014, in cui Alessandro D’Angelo, collaboratore di Agnelli, riferì a un terzo che il presidente della Juventus avrebbe ricevuto pressioni per dare spazio a una cooperativa «in cambio della tranquillità» ma si sarebbe opposto, dicendogli: “Siamo la generazione di mezzo tra il vecchio marcio e il nuovo che vuole andare avanti per meriti…”. I firmatari della memoria domandano alla Figc perché non abbia riportato anche intercettazioni come quest’ultima. Staremo a vedere.










