Caso Di Canio, nessuna ‘apologia al fascismo’: cacciato da Sky per un altro motivo

Caso Di Canio – Paolo Di Canio è stato ‘sollevato’ dal proprio incarico a Sky a causa del suo tatuaggio in bella vista con la scritta ‘DUX’. Questa scelta è stata confermata durante gli Upfront, da Jacques Raynaud, executive vice president Sky Sport & Sky Media: “Siamo venuti a conoscenza di un po’ di emozioni sui social per uno scatto di un nostro talent, Paolo Di Canio, con le braccia scoperte e un certo tatuaggio. Abbiamo fatto un errore. Ci scusiamo con tutti quelli di cui abbiamo urtato la sensibilità. Dopo aver parlato a lungo con Di Canio, nonostante la sua professionalità e competenza calcistica, abbiamo deciso insieme di sospendere la sua collaborazione”.

Il web si è letteralmente scatenato dopo il caso Di Canio. Chi ‘pro’ e chi ‘contro’, ma trovare il giusto equilibrio nella questione non è affatto facile. Di Canio è stato accusato di apologia del fascismo, ma forse tale etichetta non è del tutto indicata. “La legge n. 645/1952 sanziona chiunque promuova od organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Parlare di apologia è dunque parzialmente errato, il problema di Sky è stato in realtà un altro. L’emittente infatti ha deciso di intervenire contro Di Canio per evitare un danno d’immagine dopo tutte le polemiche sollevatesi dopo il caos dei giorni scorsi. Peraltro le idee politiche dell’ex calciatore erano ben note, una maglia a maniche corte ha deciso il destino di Di Canio, ‘sospeso’ per indignazione popolare e non per apologia al fascismo. La paura di disdette ha avuto il sopravvento.