Raffaello Bucci aveva una “doppia vita”. L’ex ultrà della Juventus, suicida lo scorso 7 luglio 2016, il giorno dopo essere stato ascoltato dai pm di Torino nell’inchiesta Alto Piemonte, infatti, era un informatore dei Servizi Segreti.
Questo particolare sull’ex ultrà dei Drughi, passato poi nel 2017 a collaborare con la società, è agli atti dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta allo Stadium che ha portato al processo in corso. Nessun dipendente della società bianconera è stato indagato e lo stesso presidente Agnelli sarà chiamato solo come testimone il prossimo 15 maggio.
Dopo che Bucci si è buttato da cavalcavia di Fossano, i pm hanno ricevuto una testimonianza di un dipendenze dell’Aise. Il testimone, chiamato per l’occasione ‘Gestore’ per ragioni di sicurezza, ha confidato: “Avevo un rapporto fiduciario, dal ‘10 al giugno ‘15… Era relativo all’infiltrazione di frange eversive e di estrema destra nelle curve».

“Sapevo che Germani e Dominello erano persone di sua conoscenza, ma non del loro ruolo… Lui mi raccontò qualcosa da cui nacque nel 2013 un appunto trasmesso ai carabinieri sul gruppo dei Gobbi, su cui ci sarebbe stato interesse della famiglia Ursini (storico clan ndranghetista di Torino, ndr)”.
I Servizi quindi già sospettavano all’epoca del legame ultrà-criminalità organizzata. La Juventus si è sempre difesa dicendo di non essere a conoscenza dei presunti collegamenti di Dominello con la ‘ndrangheta. “Quando mi raccontò dei Gobbi non mi parlò di Dominello – continua “Gestore” –. Fu io a collegare tale notizia a Dominello sapendo da altri atti interni all’Agenzia che tale famiglia era vicina alla Juve”.