Antonio Cassano ha da poco risolto il suo contratto con la Sampdoria ma di smettere di giocare non ha alcuna intenzione. Il barese ha ancora voglia di essere protagonista come ha spiegato in una lunga intervista al ‘Corriere dello Sport’:
“Mi piacerebbe continuare a giocare perché, dopo i miei figli e mia moglie, la mia vita è il calcio. Ho una grande voglia. E’ la prima volta che sono rimasto al mio peso, anche se sono fermo da sei mesi. Il calcio è una droga positiva. E’ come la Nutella, quando la assaggi non ne puoi più fare a meno.
In Italia ho avuto delle proposte dal Palermo e anche il Crotone mi ha cercato. Però sono innamorato di Genova e mi piacerebbe rimanere nei dintorni, al Nord, se dovessi giocare in Italia. Se invece dovessi andare all’estero, cosa che non escludo, sarebbe un altro discorso“.
‘Fantantonio’ ha poi ripercorso la sua carriera, cominciando dagli inizi: “Mi sono messo a fare i primi palleggi in mezzo alle bancarelle del mercato del pesce. Forse il primo dribbling l’ho fatto a una cassetta di spigole. Da bambino la mia squadra del cuore era l’Inter dei tedeschi. Mi ricordo che avevo fatto una grande partita, però avevo sbagliato due o tre goal e mi stavo dannando l’anima. Nella mia testa dicevo: cavolo Enyinnaya ha fatto un gran goal in un momento chiave contro una grande squadra: mi sa che a lui passa il treno e a me no”.
L’occasione però è arrivata e lo ha portato a Roma: “Quando ho iniziato a giocare ammiravo molto Totti. Era il più forte di tutti e io mi rivedevo in lui. Dovevo andare alla Juventus però quando c’è stata l’offerta dei giallorossi ho detto al mio procuratore dobbiamo andare a Roma assolutamente. Non mi importa della Juve. Sono andato a Roma solo per giocare con Totti.
Quando sono arrivato nella capitale i primi quattro mesi lui mi ha fatto vivere in casa sua, dove stava con la mamma e il papà. Mi ha tenuto tre mesi, fino a che non ho trovato un appartamento per me. Mi ha fatto ambientare in pochissimo tempo, in una metropoli grandissima. La differenza tra Roma e Bari era abissale e rischiavo di perdermi”.
Il rapporto con Totti, però, non è sempre stato rose e fiori: “Se avessi ascoltato il dieci per cento di tutti i consigli positivi che lui mi dava, avrei fatto un’altra carriera. Stavamo trattando il rinnovo del mio contratto, era un momento di difficoltà e lui mi disse “Antò ricordati: meglio guadagnare meno ma essere felici che andare da qualche altra parte del mondo e non essere sereno al cento per cento. Infatti sono andato al Real Madrid e dopo un anno e mezzo sono andato via”.
Al Real Madrid tutto sbagliato: “C’è gente che pagherebbe oro per andare al Real Madrid con tutti quei fenomeni e io invece ho combinato tutti i casini possibili, andando via dai ritiri, facendo lo stupido, non allenandomi. Pesavo sei o sette chili in più”.
Poi la rinascita con la Sampdoria e il trasferimento al Milan: “Galliani stava per vendere Ronaldinho e gli è venuta l’idea geniale di propormi due anni e mezzo di contratto. Io ho accettato subito perché era una squadra con tanti campioni e si poteva vincere finalmente un campionato. In quell’epoca volevo avere la goduria di vincere finalmente un campionato. E ci sono riuscito”.
Infine l’avventura all’Inter che non si è conclusa nei migliore dei modi: “Ho spinto perciò come un matto perché volevo a tutti i costi la maglia nerazzurra. Ho fatto una buona stagione, con nove o dieci goal. Poi arrivò quel santone di Mazzarri, che si sveglia la mattina e vuole fare quello che sa tutto, e all’inizio mi disse, perché avevamo lo stesso procuratore, che non c’erano problemi con me. Poi, appena firmato, dichiarò: Cassano è il primo che deve andare via. Sono andato via senza polemica, perché non c’era motivo di farne. L’Inter era gestita in una maniera fantastica da Marco Branca e Piero Ausilio. Per me è stata la piazza migliore, tra le grandi squadre. Delle piccole invece è stato il Parma”.
Cassano chiosa poi con designando il suo erede: “Abbiamo dei ruoli diversi, però l’unico che mi assomiglia, come inventiva, come qualità, come personalità è Insigne del Napoli. Ha genio, è terrone come me. Rivedo in lui tante cose di me”.