La parola “miracolo” a Cesena, si era già cominciata a utilizzare ancor prima dell’inizio del campionato. A queste latitudini, tutti erano consapevoli che la permanenza in Serie A del Cavalluccio era appesa ad un filo sottile di speranza, legata magari all’esplosione di qualche sorpresa o ad una guida sicura al timone, che sapesse traghettare i bianconeri verso il porto della salvezza. Perché di investimenti in Romagna ne sono stati fatti, ma di denaro nelle casse sociali da investire sul mercato, nemmeno l’ombra.
Il direttore sportivo Rino Foschi ha fatto i salti mortali per imbastire una rosa il più competitiva possibile, a budget zero. Questo perché il Cesena è stato ad un passo dal fallimento a causa della disastrosa gestione Campedelli e la Serie A è stata accolta dal presidente Lugaresi come un’inaspettata occasione per cercare di sistemare i bilanci e garantire un futuro alla società, che ora ripartirà dai cadetti con maggiore solidità alle spalle.
L’obiettivo dei romagnoli è quello di chiudere comunque il campionato in terz’ultima posizione: al giorno d’oggi non si sa mai che un ripescaggio sia dietro l’angolo (il caso Parma dovrebbe insegnare). Al di la della situazione dietro la scrivania, il campo ha detto che il Cesena non ha meritato la conferma nella massima serie e il verdetto del pallone che rotola, non mente mai.
Nel complesso, i bianconeri hanno dimostrato di avere un organico non all’altezza della categoria, eccezion fatta per alcuni brillanti sparsi (Brienza, Defrel, Krajnc, Renzetti, e verso il finale Carbonero) che hanno tenuto la fiamma della speranza accesa fino a quando hanno potuto.In panchina il Cesena era partito con Pierpaolo Bisoli, autore di tre promozioni nella storia del Cavalluccio, ma che non ha saputo osare, rimediando poche gioie con il suo calcio difensivo.
Al suo posto, la società ha chiamato (tardivamente) Di Carlo, che ha provato a cambiare totalmente mentalità alla squadra: un’operazione non facile e riuscita a metà. Il Cesena ha cominciato a produrre un buon gioco, ma quasi mai abbinato ai risultati. In più tanta sfortuna, che in questi casi non manca mai, dettata dagli infortuni seri di giocatori chiave (Marilungo, Pulzetti e Cazzola su tutti), hanno trasformato il possibile miracolo, in miraggio.
Ora il Cesena ripartirà, come sempre gli è capitato nella sua storia, con una importante consapevolezza: il futuro societario è più roseo e si può guardare avanti con ottimismo. In Italia, di questi tempi, non è una cosa da poco. Così come è bello sottolineare come a fine partita, nonostante la sconfitta e con il verdetto della retrocessione matematica, dal pubblico bianconero siano arrivati solo applausi per la squadra. Quella cesenate si conferma ancora una volta una tifoseria da Serie A.