“Chi sale e chi scende”: il meglio e il peggio della settimana sportiva

Il meglio e il peggio della settimana sportiva, partendo dalla rinascita della Juve di Allegri, sino alla crisi di Josè Mourinho esonerato dal Chelsea

Prosegue la nuova rubrica di CalcioWeb a cadenza settimanale. Si tratta di un’analisi sul meglio ed il peggio della settimana sportiva, “Chi sale e chi scende” insomma. Ecco dunque l’analisi sulla scorsa settimana: partendo dalla rinascita della Juve di Allegri, sino ai recenti exploit di Gonzalo Higuain.

GIÙ – È stata la settimana di Mourinho. Anzi, la settimana della passione di Mou. Uno dei tecnici più vincenti al mondo, uno dei più grandi (se non il più grande) motivatori, l’uomo chiave della storia contemporanea del Chelsea. Ma poi qualcosa si è rotto. Il meccanismo perfetto si è inceppato e Mou non è riuscito a trovare l’inghippo per tornare a macinare gli avversari. Un avvio di stagione pessimo. Poi la lite – addirittura – con il medico sociale. Mourinho e il Chelsea, il Suo Chelsea, allo sbando totale sulla stessa barca nella quale continuavano ad aprirsi nuove crepe. Diego Costa, Oscar ed Hazard sono stati i fantasmi di loro stessi per mesi. L’uomo che ha iniziato a rendere grande il Chelsea, lo stava distruggendo. O forse il suo Team si stava autodistruggendo proprio per farla pagare al tecnico portoghese. Mai potremo sapere cosa è successo davvero tra le mura dello spogliatoio dei blues, ma sappiamo che nonostante tutto, nonostante i risultati disastrosi di questa parte di stagione e nonostante l’esonero, nessun tifoso del Chelsea odierà mai Josè, lo Special One che tanti trofei ha portato allo Stamford Bridge.

SU – Sembra non fermarsi più la marcia vittoriosa di Massimiliano Allegri e dei suoi ragazzi di bianconero vestiti. Era il 31 ottobre quando intorno alle ore 20 Cuadrado mise in porta un pallone che valse tre punti nel derby. In realtà quel gol è valso molto di più. Da allora la Juventus ha inanellato sette vittorie di fila in campionato, una marcia inarrestabile che ha portato i bianconeri a soli tre punti dalla vetta della classifica. Il 3-2 di Carpi è stato un risultato sofferto fino all’ultimo secondo. Un risultato che deve far riflettere Allegri e il suo staff. Disattenzioni come quella dell’ultimo minuto non dovranno più esistere. L’obiettivo è chiaro: dopo il pessimo sorteggio in Champions League (dall’urna è uscito il Bayern Monaco), i bianconeri hanno quasi l’obbligo morale di vincere l’ennesimo scudetto, per evitare per quest’anno di lasciare la bacheca orfana di trofei. Con una coppia come quella formata da Mandzukic e Dybala finire l’opera e completare la rimonta è un’impresa un po’ più facile.

Marco Rosi/LaPresse
Marco Rosi/LaPresse

GIÙ – Nell’ultima giornata di campionato prenatalizia abbiamo assistito ad una delle scene più brutte dell’intera prima parte di stagione. Stiamo parlando della folle entrata di Felipe Melo su Lucas Biglia. Il brasiliano nel giro di pochi minuti è riuscito a rovinare la partita di un’intera squadra. A dire il vero il gioco espresso dall’Inter contro la Lazio era stato già molto deludente, privo di idee. Ma almeno i nerazzurri avrebbero conquistato un punto che, comunque, avrebbe mosso la classifica e tenuto a distanza maggiore le inseguitrici. Poi un cross in aria, con Milinkovic-Savic pronto a stoppare, spalle alla porta. Ed ecco all’improvviso arrivare Felipe Melo sulle spalle del laziale e provocare uno dei rigori più inutili della storia del calcio. Per completare l’opera Felipe Melo ha pensato bene di assestare un calcio a Biglia all’altezza della spalla destra. Un’entrata da frequentatore di palestre di arti marziali, più che da abituale frequentatore di campi di calcio. Rigore contro ed espulsione, ecco riassunta la serata del brasiliano tanto voluto da Mancini, che già lo aveva allenato al Galatasaray. Dalle minacce ad Higuain (mai messe in pratica solo perché a Napoli rimase comodo in panchina per novanta minuti) ai fatti sul malcapitato Lucas Biglia. È sempre il solito Felipe Melo e a noi non piace.

LaPresse/Gerardo Cafaro
LaPresse/Gerardo Cafaro

SU – Passiamo da chi il calcio non sa nemmeno cosa sia a chi il calcio ce lo fa amare in ogni sua sfaccettatura. Sedici gol in diciassette partite, una media impressionante. È merito di Higuain se il Napoli è lassù o è merito della squadra se Higuain ha segnato così tanto? In medio stat virtus. Higuain finalizza il gioco dei suoi compagni e talvolta con invenzioni geniali risolve partite bloccate. Il mix è esplosivo. Ancora una volta, in una partita difficile, su un campo storicamente ostile come quello dell’Atalanta, Higuain ha tolto le castagne dal fuoco, riportando gli azzurri alla vittoria. Ai sedici gol (soltanto in campionato) non è addizionato nessun calcio di rigore (gli unici due assegnati agli azzurri sono entrambi stati tirati da Hamsik contro l’Atalanta). Un Pipita formidabile, tra i migliori se non il migliore al mondo nel suo ruolo, come ha più volte affermato lo stesso Maurizio Sarri. Non solo spietato killer ma anche sempre più leader nello spogliatoio grazie alla serenità ritrovata. Un piacere da veder giocare, una gioia averlo nel nostro campionato. Godiamocelo finché rimarrà in Italia a calcare i nostri campi. Ancor più se lo godranno i tifosi del Napoli, sempre più consapevoli che con un Pipita così sognare non si può, si deve.

Donato D’Aiuto