“Chi sale e chi scende”: il meglio e il peggio della settimana sportiva

Il meglio e il peggio della settimana sportiva, partendo dalle prestazioni non certo brillanti della Sampdoria di Montella, al grande derby giocato dal Milan di Mihajlovic

Prosegue la nuova rubrica di CalcioWeb a cadenza settimanale. Si tratta di un’analisi sul meglio ed il peggio della settimana sportiva, “Chi sale e chi scende” insomma. Ecco dunque l’analisi sulla scorsa settimana: partendo dall’ottimo derby giocato dal Milan, a fare da contraltare alla pessima prestazione dell’Inter con tanto di nervosismo post gara di Mancini.

“Chi sale e chi scende”: il meglio e il peggio della settimana sportiva

SU – Sera un derby attesissimo da entrambe le sponde. Da un lato l’Inter che voleva fare un segnale alle sue rivali con un risultato positivo, dall’altra un Milan con una voglia incredibile di non fare più soltanto la comparsa in questa stagione. Alla fine il risultato è stato schiacciante. Forse il 3 a 0 non rispecchia a pieno ciò che è successo nel rettangolo di gioco, ma alla fine ciò che resta sono i tre punti andati ai rossoneri. Mihajlovic ha avuto ragione ad affidarsi di Niang, che lo ha ripagato con un gol ed un assist, e così ha messo in cascina altri punti preziosi. Il 2016 non era iniziato nel migliore dei modi per il Milan, con la sconfitta casalinga contro il Bologna di Donadoni, ma da quel 6 gennaio ad oggi ci sono state quattro partite di campionato e due di Coppa Italia. Oltre alle due vittorie in Coppa che molto probabilmente varranno la finale contro la Juventus, sono arrivati due pareggi in trasferta (contro Roma ed Empoli) e due vittorie interne dal profumo di Champions (contro Fiorentina ed Inter). Adesso sono soltanto sei i punti che separano gli uomini di Mihajlovic dalla prossima Champions League. L’unico problema è che di squadre in lotta per il terzo posto ce ne sono quattro e soltanto una la spunterà. Il Milan però ha già affrontato le sue rivali, raccogliendo in tre partite ben sette punti. Nel turno infrasettimanale si vola a Palermo e poi si attende l’Udinese a San Siro. Sarà una settimana cruciale, da vivere sulle ali dell’entusiasmo post-derby, approfittando di altri eventuali passi falsi di Inter, Fiorentina e Roma. La via che porta alla Champions è lunga e piena di insidie ma – intanto – la rincorsa continua.

GIÙ – Sì, è vero, la Sampdoria non sta passando un bel periodo. Sì, è assolutamente vero, il cambio di allenatore non ha portato gli effetti che il Presidente Ferrero si aspettava. Sì, senza dubbio è vero, la partenza di Eder non ci voleva proprio. Però sono arrivati Dodò, Quagliarella (ancora non era a disposizione domenica) e Ranocchia. Già, Ranocchia. L’ex difensore dell’Inter ha voluto cambiare aria perché a Milano era illuminazione secondo con più minuti passati a sedere in panchina, dopo Mancini. Montella puntava su di lui per blindare la difesa blucerchiata; puntava sulla sua voglia di mettere in difficoltà il CT Antonio Conte in vista degli Europei in Francia. Ma poi c’è stato l’esordio, a Bologna. E con l’esordio è arrivata anche un’altra sconfitta per la Sampdoria, per 3 a 2, complice anche un incredibile errore in fase di disimpegno da parte di Ranocchia che ha liberato la strada al primo gol del Bologna. Il calcio non è una scienza esatta. Il calcio non è  matematica e quindi nel calcio “meno per meno” non fa più. Un problema (la Samp) che prende un problema (Ranocchia) non risolve nessun problema, anzi moltiplica il rischio. Istruzioni per l’uso.

SU – Sarebbe stucchevole parlare ogni martedì di Napoli e Juventus tra i nostri “su”. Quindi oggi ne parliamo insieme. Napoli e Juventus hanno formato, in questi giorni in cui si è sentito parlare molto di famiglia, una vera e propria coppia di fatto. Da quando la Juventus si è rifatta sotto anche il Napoli non ha più perso un colpo. Sono 12 le vittorie12 consecutive dei bianconeri in campionato; sei invece quelle degli azzurri. A braccetto, Juventus e Napoli, lasciando indietro tutte le rivali. La squadra di Sarri ha otto punti più della terza in classifica e due più dei bianconeri. Una chiama, l’altra risponde. Domenica è stata la Juventus a far sentire la sua presenza a ora di pranzo contro il Chievo con un secco 4 a 0. Poche ore più tardi al San Paolo andava in scena una nuova manita nel match contro l’Empoli. Si va avanti così, di pari passo. In attesa del 13 febbraio, giorno in cui sapremo qualcosina in più su questa lotta all’ultimo punto.

GIÙ –  Se dal derby della Madonnina c’è un Milan che esce rinvigorito e pronto a dare battaglia per un posto al sole, dall’altra parte c’è l’Inter che esce a pezzi, soprattutto psicologicamente. Dopo la batosta di Torino che è costata (sicuramente) la finale di Coppa Italia ai nerazzurri, è arrivata un’altra pesante sconfitta, stavolta nel derby. Non sono soltanto tre punti che vanno via, ma molto di più. Perdere un derby per 3 a 0 può avere ripercussioni a breve e lungo termine. Con Icardi in panchina – al suo ingresso ha fallito il rigore dell’1 a 1 – e un nuova, ulteriore squadra messa in campo da Mancini, ciò che è apparso evidente è l’assoluta mancanza di certezze. Troppi cambi dall’inizio della stagione e un gioco che finora non abbiamo ancora visto. L’Inter fino a gennaio ha raccolto molto, anche quando non avrebbe meritato. Più per fortuna che chiari meriti. Sono finiti i tempi degli 1 a 0. Mancini deve restituire serenità all’ambiente che egli stesso ha contribuito ad esasperare. Esternazioni fuori luogo e gesti incommentabili non hanno nulla a che fare col il calcio, ma solo con l’eleganza che sembra non aver più nulla a che fare con il tecnico di Jesi. Ciò che invece lascia perplessi è la scelta di lasciare Icardi in panchina in un derby. L’attaccante argentino starà pur rendendo al di sotto delle aspettative, starà anche segnando poco, ma oltre ad essere capitano è anche il simbolo del presente e del futuro dell’Inter. Una scelta da rivedere, come quella del dito medio. La classe, questa sconosciuta.

Donato D’Aiuto