Prosegue la nuova rubrica di CalcioWeb a cadenza settimanale. Si tratta di un’analisi sul meglio ed il peggio della settimana sportiva, “Chi sale e chi scende” insomma. Ecco dunque l’analisi sulla scorsa settimana, partendo dall’ottimo ruolino di marcia della Fiorentina di Paulo Sousa, sino al momento pessimo di Montella con la sua Samp.
“Chi sale e chi scende”: il meglio e il peggio della settimana sportiva
SU – Segna Mati Fernandez, segna anche Tello, segnano tutti a Firenze. Anche su un campo difficile come quello di Bergamo. Due vittorie di fila alla vigilia di una settimana importante che vedrà gli uomini di Paulo Sousa prima giocarsi la qualificazione in Europa League contro il Tottenham e poi una grossa fetta di Champions League in casa contro il Napoli. È una Firenze che sogna e si diverte, conquistata dall’uomo dal passato bianconero che male era stato accolto e che ha saputo guadagnarsi un posto nel cuore dei tifosi sul campo. Quella della Fiorentina non è – di sicuro – la miglior rosa della Serie A, eppure il tecnico portoghese sta ottenendo il meglio dai suoi uomini grazie ad una grande organizzazione di gioco. Il distacco dalla Roma è di soli due punti e anche l’Inter vuole ancora dire la sua in zona Champions, eppure il Napoli non è così lontano, considerando anche lo scontro diretto di lunedì prossimo da giocare al Franchi. Provare per credere.
GIÙ – Un 2016 partito col botto con la vittoria del derby (anche se con il rischio del pareggio), poi il nulla più assoluto. Otto partite e due soli punti portati a casa, questo il “ricco” bottino della Sampdoria di Vincenzo Montella che non centra i tre punti dal cinque gennaio. Non era ciò che si aspettava il patron Ferrero dal cambio in panchina. Il rendimento esterno (una sola vittoria e sei punti totali) è da Serie B, mentre la classifica per ora condanna il Frosinone (per due punti). La rosa della Sampdoria è superiore a molte altre squadre che la precedono, ma i blucerchiati stanno lì, a lottare per rimanere appesi con le unghie e con i denti alla massima serie. E ora ci sarà proprio lo scontro salvezza col Frosinone. Servirà a scacciare l’incubo o a renderlo ancora più concreto?
SU – Una sola sconfitta nel 2016 (a Torino con la Juventus per 1 a 0) e – soprattutto – domenica è arrivata la quinta vittoria di fila in campionato. La cura Spalletti sembra aver sortito gli effetti desiderati. Il 5 a 0 con il Palermo è nuova benzina da mettere nel motore per continuare la rincorsa al terzo posto. Altra nota lieta sono i gol di Edin Dzeko che finalmente arrivano e potranno essere l’ago della bilancia nella corsa alla Champions. La Roma, che dovrà andare ad Empoli a cercare l’ennesima vittoria, fra due settimane ospiterà in casa la Fiorentina in quello che sarà un vero e proprio spareggio. La Roma è cresciuta, la Roma c’è. Garcia è solo un lontano ricordo, perché è tornata la Roma di Spalletti.
GIÙ – Tanti sono i meriti di Luciano Spalletti dal suo ritorno nella Capitale, tanti sono i punti conquistati. Ma nel calcio, come nella vita, non si vive solo di risultati. “I panni sporchi si lavano in famiglia”, recita un vecchio proverbio. E per questo Spalletti e la Roma in generale hanno sbagliato due volte. Si dà il caso che nella rosa della A.S. Roma ci sia un certo Francesco Totti, che con i giallorossi ha segnato oltre 200 gol in Serie A, mica noccioline. Totti ha scritto la storia della Roma a suonare di magie. Totti non è un calciatore; Totti non è solo il numero 10; Totti è e resterà il Capitano. Francesco Totti merita rispetto. Il massimo rispetto. Potremmo discutere per giorni sulla indispensabilità di rinnovare il contratto a Totti per un’altra stagione lo scorso anno ma sarebbe inutile, perché il contratto è stato rinnovato per scelta della società. A questo punto, se la società decide di continuare ad avere nel suo organico Francesco Totti, è giusto che io numero dieci riceva il rispetto che merita e che si è guadagnato sul campo. Totti non merita di giocare tre minuti a partita, a quel punto sarebbe meglio non farlo entrare perché questo tipo di gestione è un’offesa alla sua carriera e alla sua classe. Totti non merita di essere cacciato dal ritiro della Roma solo per aver mostrato pubblicamente il suo dispiacere. Totti è un pezzo di storia e merita rispetto anche dal suo allenatore e dalla sua società, lo stesso rispetto che né Del Piero né Maldini hanno avuto rispettivamente dalla Juventus e dal Milan. Viene da pensare che nel calcio il cuore conta sempre di meno, almeno all’interno del rettangolo di gioco. Sugli spalti c’è chi non dimentica il proprio capitano, non dimentica le gioie vissute insieme dopo tanti dispiaceri. Il giudice supremo non siede in panchina ma sugli spalti, su ogni singolo seggiolino, su ogni divano davanti alla TV; il giudice supremo è il tifoso.
