“Chi sale e chi scende”: il meglio e il peggio della settimana sportiva

Il meglio e il peggio della settimana sportiva, partendo dalla forma di del Napoli di Sarri sino al terzo titolo di Hamilton in Formula 1

Prosegue la nuova rubrica di CalcioWeb a cadenza settimanale. Si tratta di un’analisi sul meglio ed il peggio della settimana sportiva, “Chi sale e chi scende” insomma. Ecco dunque l’analisi sulla scorsa settimana: dalla forma di del Napoli di Sarri sino al terzo titolo di Hamilton in Formula 1.

SU – Terzo titolo mondiale come Ayrton Senna conquistato con la decima vittoria in questa stagione. Tre gare ancora da disputare, ma Lewis Hamilton ha già trionfato. Veloce, velocissimo quest’anno, tanto da mettere la parola fine alla vittoria del Mondiale con un mese di anticipo. Il compagno di scuderia Nico Rosberg e, soprattutto, il ferrarista Sebastian Vettel non hanno potuto far niente per scippare il titolo dalle mani dell’inglese. In una Formula Uno non più entusiasmante come lo era un tempo, dove l’elettronica ha preso il sopravvento sul talento, a vincere è il pilota che ha avuto la macchina migliore sotto il sedere ed ha saputo sfruttarne tutte le migliori qualità per portarla più in alto di tutti. La Ferrari, purtroppo, ci aveva illuso in alcuni momenti della stagione che potesse lottarsela – forse più per meriti di Vettel, che non della scuderia – ma alla lunga i veri valori in pista sono venuti allo scoperto. Dunque non resta che fare i complimenti a Lewis Hamilton ed al suo Team per aver vinto, senza batter ciglio, un altro titolo mondiale, con la speranza (sentimento da anni evocato) che il prossimo anno il rosso Ferrari possa essere riportato lì dove merita da Sebastian Vettel.

LaPresse/Reuters
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GIÙ – Per un mondiale su quattro ruote oramai già assegnato, ce n’è uno su due ruote che sarà combattuto fino all’ultima curva. Anche se a Sepang sembra sia stato scritto mezzo punto esclamativo sulla vittoria del titolo. Un campione spagnolo contro un campionissimo italiano. E, come al solito, il terzo incomodo. Jorge Lorenzo e Valentino Rossi durante tutta la stagione sono stati lì, uno vicino all’altro, a lottare punto su punto, con tanta grinta ma soprattutto con grande fermezza psicologica. Un mondiale giocato tanto in pista quanto sui nervi. Poi, l’errore che non ti aspetti. Valentino Rossi, plurimedagliato, pluridecorato, pluriridato, campione indiscusso, commette un errore, un “fallo di reazione” che gli potrebbe costare la vittoria finale. Usiamo il condizionale perché col Dottore nulla è mai detto. E il terzo incomodo? Marc Marquez, grande talento spagnolo, campione in carica che ha passato gran parte della stagione su asfalti e prati disseminati in giro per il mondo. D’improvviso si ricorda che è lì per correre in Moto GP e pensa bene di mettersi a battagliare come un ossesso (manco il mondiale se lo stesse giocando lui) contro Valentino Rossi, che, di tutta risposta, lo respinge con un calcio e lo stende. Morale della favola. Manca una sola gara al termine. Rossi ha un vantaggio di 7 punti su Lorenzo ma partirà ultimo e tra i due ci sarà un Marquez inferocito pronto a dare una mano al suo connazionale. Le responsabilità del Dottore sono indiscutibili, ma a Valencia, nella tana del lupo, sarebbe un sogno portarsi a casa il Titolo mondiale. Stay quiet.

SU – A un anno di distanza la Roma torna in testa alla classifica, andando a vincere a Firenze col gol del calciatore più discusso dell’ultima sessione di calciomercato, quel Mohamed Salah capace di far litigare tutti per tre mesi per indossare la maglia giallorossa. Così Rudi Garcia si ritrova a guardare tutti dall’alto al basso, con la consapevolezza – quest’anno – che essere spavaldi non paga. Lo scorno anno il suo “vinceremo lo Scudetto” rimase soltanto una bella promessa in sospeso. Forze nuove e tanta voglia di stupire e di dimostrare che questa Roma può vincere, sono le armi che Garcia prova a giocarsi nella corsa allo Scudetto. La strada è ancora molto lunga ed impervia, ma potrebbe anche essere l’anno buono. Non tutto oro è quello che luccica, Garcia ha ancora molto lavoro da fare. Contro la Fiorentina i tre punti sono arrivati ma la viola ha anche sprecato diverse occasioni in zona gol. Ora ci saranno due partite importantissime in pochi giorni, prima l’Udinese in casa e poi lo scontro diretto con l’Inter a San Siro. Lunedì sapremo di più su dove può realmente arrivare questa Roma. “Vinceremo lo Scudetto”. Stavolta per davvero?

SU – Continua ad andare su, sempre più su, a due soli punti dalla vetta della Serie A. La scorsa settimana avevamo detto di quanto fosse difficile per il Napoli affrontare il Chievo, molto più delle big battute e schiacciate, sia in casa che in trasferta. Il Chievo non era soltanto la bestia nera, anche se di giallo vestita, che da anni fa sudare i tifosi partenopei, ma rappresentava “l’ostacolo piccole”. Ostacolo fino a domenica sera insormontabile. Il posticipo di Domenica ci ha fatto capire che il Napoli è cambiato, è cresciuto, è maturato ed ha voglia di vincere. Non soltanto un 1-0 al Bentegodi ma molto di più. Due pali di Higuain (oltre al gol che è valso tre punti) e un possesso palla tutt’altro che sterile. Senza voler offendere nessuno ma per il momento questo Campionato sembra debbano giocarselo dal Centro Italia in giù. Quattro vittorie di fila in Serie A (Juventus, Milan, Fiorentina e Chievo) e tre in Europa League (punteggio pieno) hanno un solo significato: il Napoli vola e non ha nessuna voglia di perdere quota. Sarri, nonostante l’età, è un novellino dell’alta classifica, eppure non sembra accusare vertigini. Cosa manca allora a questo Napoli per centrare la vittoria dello Scudetto? C’è un grande portiere; c’è (finalmente) una difesa solida; c’è un centrocampo di grande tecnica e che allo stesso tempo pressa su ogni pallone; c’è la classe di Insigne e la sua dose di napoletanità; c’è un fuoriclasse come Higuain; c’è un maestro di calcio. Ma quindi, cosa manca? Sinceramente, pur a cercare il pelo nell’uovo, sembra proprio non mancare nulla.

Donato D’Aiuto