“Chi sale e chi scende”: il meglio e il peggio della settimana sportiva

Il meglio e il peggio della settimana sportiva, partendo dal ritrovato Milan con un Cerci in forma smagliante, sino alla brutta Lazio di domenica sera

Prosegue la nuova rubrica di CalcioWeb a cadenza settimanale. Si tratta di un’analisi sul meglio ed il peggio della settimana sportiva, “Chi sale e chi scende” insomma. Ecco dunque l’analisi sulla scorsa settimana: dal ritrovato Milan con un Cerci in forma smagliante, sino alla brutta Lazio di domenica sera

GIÙ – L’andamento in trasferta in questo inizio di stagione è stato altalenante, anzi direi – senza mezzi termini – pessimo, per una squadra che lo scorso anno è arrivata al terzo posto andandosi a giocare (male!) i preliminari di Champions League. Ma la sconfitta interna (la prima) nel posticipo serale contro il Milan deve far riflettere. Una settimana fa la Lazio faceva parte del gruppetto che guidava l’inseguimento alla Roma a due punti di distanza, poi sono arrivate Atalanta e Milan e con loro non è arrivato nemmeno un misero punto. Due partite e cinque gol subiti, fermi al palo guardando i propri rivali allontanarsi. Lo score tra le mura amiche era stato fenomenale fino all’avvento dei rossoneri all’Olimpico. Adesso, invece, siamo alle solite: Lotito contestato. Non è una novità per il presidente biancoceleste, sempre al centro di mille polemiche con i suoi tifosi. Non sono due partite che fanno una stagione. Il treno è ancora fermo in stazione e può essere preso al volo, perché alla prossima fermata c’è scritto “Derby”. L’8 Novembre alle ore 17.00 sapremo se Pioli sarà riuscito ad arrivare alla stazione in orario.

SU – Chi sul treno è già salito e non ha nessuna intenzione di scenderne è Paulo Sousa. Arrivato a Firenze tra tante polemiche, essendo ex juventino, in pochi mesi il tecnico portoghese ha già conquistato il cuore della tifoseria viola. Dopo due sconfitte consecutive contro due dirette avversarie (Napoli in trasferta e Roma in casa), in una settimana sono arrivati sei punti d’oro, che oltre a restituire certezze (non che ce ne fosse davvero bisogno) hanno anche restituito la testa della classifica. Prima della sosta ci sono due appuntamenti, entrambi in trasferta, più che importanti: prima il Lech Poznan, per continuare a sperare nel passaggio del turno in Europa League, e poi la Sampdoria, per dare un segnale forte a tutte le dirette concorrenti allo Scudetto. Sei gol nelle ultime due partite e mai si trova lo stesso marcatore. Segnano tutti nello scacchiere di Paulo Sousa, dove il gruppo conta più dei singoli. A lungo andare potrebbe anche essere un limite. Potrebbe. Perché per adesso la Viola non ha nessuna intenzione di lasciare nemmeno un solo centimetro.

GIÙ –  Una sola vittoria nelle ultime otto partite. Quindicesimo posto in Premier League con undici punti conquistati in undici partite. Media da retrocessione. Stiamo parlando del Chelsea di Mourinho che continua a stupire, stavolta in negativo. Mourinho è lo Special One e nel bene o nel male riesce sempre a dare il meglio. In una settimana i blues hanno messo in fila una sconfitta in Premier contro il West Ham, l’eliminazione dalla Capital One Cup contro lo Stoke City ai calci di rigore e la sconfitta allo Stamford Bridge (che dolore!) contro il Liverpool di Jurgen Klopp. È un tunnel senza via d’uscita. Nessuno spiraglio di luce all’orizzonte. Con Mourinho che continua a ripetere “non ho nulla da dire”. Tutti ci aspettiamo ben altre prestazioni da questo Chelsea, a partire da mercoledì sera nel match di Champions contro la Dinamo Kiev che sa molto di in/out. Mourinho e la sua band non possono più fallire. Servirà il miglior Edin Hazard per riportare questo Chelsea sulla retta via perché i Blues non sono questi. Non possono essere questi. Qualche settimana fa Mou disse che esonerandolo il Chelsea avrebbe cacciato “il miglior tecnico che abbia mai avuto”. Aveva ragione. Ma nel calcio non si vive di ricordi, si vive nel presente. Il presente dei blues è nero. È questo il momento di dimostrare chi è il migliore.

cerciSU – Non è un caso. Il calcio non è uno sport casuale. Settimane fa su queste colonne parlavamo di quanto inutile fosse giocare con il trequartista quando in rosa non si dispone di nessun giocatore che sappia ricoprire quel ruolo. A questo aggiungiamo che il calcio moderno mal si sposa con i trequartisti, che ultimamente si sono ritagliati il loro spazio di azione sulle fasce, dove è più congeniale puntare l’uomo ed essere incisivi (vedi i vari Robben, Hazard, Di Maria, Messi, ecc…). Idea trequartista messa in stand by in favore di un più rapido 4-3-3 e Milan che prende (finalmente, era ora) il volo. Soli cinque punti dividono i rossoneri dalla vetta, che per adesso è (anche) dei cugini nerazzurri. Mihajlovic ha deciso di puntare su Alessio Cerci, calciatore dal valore assoluto e indiscusso (forse accantonato con troppa superficialità), e sta avendo ragione. La vittoria dell’Olimpico contro la Lazio abbellisce la classifica non di poco e accende le speranze dei tifosi che sembravano già sotterrate per quest’anno. Il campionato è ancora molto lungo e i traguardi si conquistano passo dopo passo. Però, adesso, lì davanti c’è anche il diavolo che vuol dire la sua.

Donato D’Aiuto