“Chi sale e chi scende”: il meglio e il peggio della settimana sportiva

Il meglio e il peggio della settimana sportiva, partendo dall'impatto di Donadoni sul Bologna al folle intervento di Lulic

Prosegue la nuova rubrica di CalcioWeb a cadenza settimanale. Si tratta di un’analisi sul meglio ed il peggio della settimana sportiva, “Chi sale e chi scende” insomma. Ecco dunque l’analisi sulla scorsa settimana: da Neymar a Lulic, sino al ‘biscotto’ in MotoGp.

SU – Sarà anche un caso, sarà anche stata soltanto un po’ di fortuna, ma intanto in una sola settimana il cambio di allenatore ha portato non soltanto una ventata d’aria fresca, ma anche sei punti preziosissimi. Due scontri diretti, con Atalanta e Verona, e due grandi vittorie per Donadoni, che ha già fatto tanti punti quanti ne aveva fatti Delio Rossi nelle precedenti dieci partite. Caso? Fortuna? Può anche darsi, però la cosa più importante è che adesso la classifica sorride un po’ di più ai rossoblu e non è una cosa di poco conto. Per la prima volta in stagione il Bologna non è in zona retrocessione (anche se soltanto per un punto) e guarda le prossime partite con fiducia ritrovata. La sosta servirà a Donadoni per far somatizzare i nuovi schemi e per preparare nel migliore dei modi una sfida importante (non solo per la zona salvezza) come quella di sabato 21 novembre alle ore 18.00 contro la Roma di Rudi Garcia. Continuerà la serie positiva appena iniziata dal nuovo allenatore?

GIÙ – Chi non ci sarà a Bologna è Salah. Perché? Chiedetelo a Senad Lulic, bosniaco alla Lazio dal 2011 e preparatissimo al clima derby. Era il 26 maggio 2013 quando Lulic si faceva notare per ben altri meriti, come il gol della vittoria biancoceleste nella finale di Coppa Italia contro i cugini romanisti; domenica, invece, il bosniaco è riuscito a stendere l’egiziano Salah con un colpo alla caviglia che soltanto per miracolo è rimasta intatta. A poco servono le parole del giorno dopo “non volevo fargli male, mi dispiace”. Parole vuote suonate da un disco rotto. Un intervento di quel genere, così in ritardo, ha un solo obiettivo: fare male. Chi condivide col bosniaco un posto di demerito nelle nostre colonne è senza dubbio l’arbitro Tagliavento, che nemmeno si è reso conto dell’intervento e – soprattutto – della sua gravità. Il calcio non deve essere uno sport molle, però entrate di questo tipo, per giunta impunite, sono pagine che destineremmo volentieri al cestino.

SU – C’è poi chi il calcio ce lo fa amare in tutte le sue sfumature. Al Barcellona si sente la mancanza dell’infortunato Messi? Assolutamente no, perché dicono ci sia un tale di nome Neymar junior capace di fare un sombrero ad un avversario che arrivava alle sue spalle e poi – senza far toccare il pallone sull’erba – di calciare al volo battendo il portiere avversario. Il tutto servito con una semplicità imbarazzante. È vero che Messi è il migliore al mondo (e questo è fuori discussione). Ma non diremmo una bugia se affermassimo che con lui in campo anche i migliori campioni passati dal Camp Nou sono rimasti all’ombra della sua stella. Offuscati. Intimiditi. Così Neymar ha colto la palla al balzo e ha deciso di prendere per mano i suoi compagni (che non sono proprio scarsetti) e li ha portati momentaneamente in testa alla classifica da soli, complice la sconfitta del Real Madrid a Siviglia (con gol anche di Immobile). Non resta che aspettare la Madre di tutte le partite, il match più atteso di anno in anno: il Clasico. Il guanto di sfida è stato lanciato. Neymar vuole ripetere le gesta di un altro mito brasiliano in maglia blaugrana, Ronaldinho. Il gaucho riuscì a far alzare in piedi l’interno Santiago Bernabeu dopo una doppietta che definire pazzesca vorrebbe dire sminuirla. Estad atentos.

LaPresse/EFE
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GIÙ – C’è chi arriva secondo in un mondiale e viene osannato da migliaia di persone davanti al suo box e c’è chi nel parco chiuso gioisce con team, famiglia e qualche tifoso. Tra i tifosi se ne scorge uno in tuta arancione appena sceso dalla sua Honda numero 93. Jorge Lorenzo è campione del mondiale di moto gp più anomalo di sempre. In cosa si distinguono gli sport individuali dagli sport di squadra? Forse dovrebbe dirlo la stessa parola: negli sport individuali si è “da soli” a lottare per una vittoria. Valentino Rossi ha trovato sulla strada che portava al titolo un agguerrito Marquez pronto a tutto pur di far perdere il Dottore. Tutti ci speravamo nella rimonta mondiale. Sapevamo quanto fosse difficile vincere giocando ad armi impari. E che Rossi volesse con la fionda sconfiggere i cannoni di Lorenzo e Marquez era impresa ardita. Ce ne siamo resi conto soprattutto quando il buon Marc ha attaccato Pedrosa (che puntava dritto Lorenzo per andare a vincere), manco stesse per perdere la gara della vita. Attacchi ai danni di Jorge? Zero. Si è già scritto tutto. Vogliamo solo chiarire che l’albo d’oro della Moto GP dovrebbe recare la scritta Rossi all’anno 2015, perché la classifica finale a Valencia sarebbe dovuta essere: 1) Marquez; 2) Pedrosa; 3) Lorenzo; 4) Rossi. Nonostante la partenza dall’ultima casella. Grazie per averci fatto sognare Vale. E non pensare a ciò che dice Lorenzo: l’anno prossimo ci riproverai.

Donato D’Aiuto