Confederations Cup, per l’Italia un 3° posto che sa di beffa: siamo superiori anche a Spagna e Brasile

L’Italia esce da questa Confederations Cup con un 3° posto comunque dignitoso, ma che sa di beffa per quanto gli Azzurri hanno dimostrato in campo: su 5 partite la nostra Nazionale ne ha giocata male soltanto una, quella col Giappone, in cui comunque è riuscita a realizzare ben 4 gol e a portare a casa la vittoria. Una squadra martoriata dagli infortuni senza i suoi elementi migliori (Barzagli in difesa, Pirlo a centrocampo e Balotelli in attacco), anche nella “finalina” contro l’Uruguay ha dominato il primo tempo e resistito agli assalti avversari fino al 120° minuto, nonostante i sud Americani avessero avuto un giorno in più di riposo e non avevano disputato i tempi supplementari e i rigori nella semifinale come invece accaduto all’Italia contro la Spagna.
Il crollo fisico finale era inevitabile, ma senza l’errore di Buffon nella punizione di Cavani probabilmente l’Uruguay sarebbe stato domato in 90 minuti. Il portierone Azzurro, poi, s’è prontamente riscattato ai rigori e ha regalato all’Italia la medaglia di bronzo. Una medaglia di bronzo che sta stretta all’Italia che stasera dovrà guardare, a mezzanotte, la finalissima Brasile-Spagna contro due squadre che ha affrontato pochi giorni fa ed è riuscita a mettere sotto in modo inequivocabile. Per questo parliamo di “beffa“, perchè per quanto possa soddisfare il 3° posto, l’Italia non è inferiore alla Spagna ne tanto meno al Brasile. La partita contro le Furie Rosse è stata un dominio assoluto da parte degli Azzurri di Prandelli, che con Balotelli in campo probabilmente avrebbero portato a casa un meritato vantaggio con diversi gol di scarto in quanto è mancata proprio la concretezza in fase di finalizzazione.
Contro il Brasile il primo tempo è stato equilibrato, nella ripresa la nostra Nazionale è salita in cattedra anche quando, dopo il doppio svantaggio (3-1) ha avuto la forza e l’orgoglio di rimontare, una rimonta che non s’è concretizzata nel risultato solo per la sfortunatissima traversa di Maggio sul 3-2, una traversa che ancora dopo una settimana sta tremando dietro le spalle di Julio Cesar. L’Italia aveva davvero tramortito i brasiliani dando l’impressione, una volta trovato il pareggio, di puntare anche al clamoroso ribaltone nel finale. E’ mancata la fortuna, non l’onore. Stasera ci gustiamo questo Spagna-Brasile con la consapevolezza che nel calcio gli episodi sono spesso decisivi, e in modo obiettivo preferiamo giudicare le prestazioni più del risultato. Nelle prestazioni l’Italia è stata superiore a entrambe le finaliste. Mettiamoci poi la cabala, con la vincente della Confederations Cup che mai è riuscita a vincere l’anno dopo i Mondiali, e allora lanciamo la sfida ai padroni di casa e alle “Furie Rosse” campioni in carica di tutto ciò di cui possono esserlo: tra un anno saremo ancora più forti, grazie agli innesti di tanti giocatori rimasti in ombra in questi ultimi mesi. L’Italia è destinata a vincere ancora.

PS –> La copertina di questa Confederations Cup entusiasmante, oltre agli esordienti De Sciglio e Astori (per la prima volta in una grande competizione internazionale), va a Giaccherini e Candreva, i migliori in assoluto ogni qual volta sono stati schierati in campo, dal primo minuto o nelle sostituzioni. Sono il simbolo di quell’Italia nuova, giovane e di qualità che riesce sempre a sorprendere i più scettici…