Conte ad un evento contro il razzismo: “Lippi un grande Maestro”

Il ct della Nazionale, Antonio Conte, parla della sua carriera e delle sue origini alla Juve da ospite in un evento contro il razzismo di cui ha fatto parte

“Alla nazionale ho dato il ginocchio ed una caviglia, ma l’ho fatto sempre volentieri perché vestire la maglia azzurra è una cosa incredibile e quando inizi a giocare a calcio sogni di poter un giorno rappresentare il tuo Paese”. Lo ha detto il ct della Nazionale, Antonio Conte, che a Catanzaro ha ricordato il drammatico infortunio subito agli Europei del 2000. Il suo racconto in occasione delle terza tappa del progetto ‘Razzisti? Una brutta razza (…e non li vogliamo allo stadio!)’, promosso dalla Commissione antirazzismo della Figc, rivolta in particolare ai giovani atleti delle scuole calcio del territorio.

Conte ha raccontato ai ragazzi i propri esordi da calciatore del Sud trapiantato a Torino: “A 16 anni appena arrivato alla Juve – ha detto – ho sofferto per motivi personali, come tutti gli uomini del sud ero legato alla famiglia e alle mie origini. Mi ero trasferito a Torino da solo, lasciando il sole e il mare e incontrando un ambiente tutto nuovo anche a livello climatico. E’ stato un trauma, ma non volevo tornare da sconfitto a casa e, dopo un anno difficile, sono riuscito ad affermarmi e a rimanere 13 anni a Torino”.

Conte ha espresso la sua opinione anche in merito alle parole dell’ex ct azzurro, Marcello Lippi, rispetto al lavoro di selezionatore: “Lippi è stato un grande maestro – ha detto – e da allenatore ci ha portato sul tetto del mondo. Dicendo che rispetto al 2006 la percentuale di giocatori italiani da scegliere nel nostro campionato è scesa oggi al 35%, Lippi conferma che il lavoro del ct è diventato due volte più difficile, ma dobbiamo continuare a lavorare a testa bassa per cercare di raggiungere i nostri sogni”.