La Nazionale secondo Antonio Conte. Il neo ct azzurro e’ impegnato in questi giorni in una sorta di tour per tutta l’Italia, per incontrare colleghi e giocatori e preparare un piano di rilancio dopo il flop in Brasile. Ieri il tecnico salentino e’ stato a Milano, facendo tappa prima in casa rossonera e poi ad Appiano Gentile. In mezzo una visita alla “Gazzetta dello Sport” per illustrare la sua visione. Conte, in particolare, prende spunto dalla sua prima esperienza in azzurro sotto Sacchi. “Non e’ stato semplice, ma quello stress positivo dopo e’ stato utilissimo, la Nazionale dovevi conquistartela, e questo voglio – spiega – La Nazionale e’ un premio, qualcosa da conquistare e da soffrire, qualcosa che crei un’ansia o ti faccia star male se poi non arriva”. Il ct non prevede rivoluzioni, anche perche’ “la coperta e’ un po’ corta dovunque, esclusi i centrali. Ma l’organizzazione di gioco aiutera’. Troppi stranieri nei club? E’ il problema piu’ serio. Il gruppo e’ quello di Cesare, uno piu’ uno meno in relazione alla mia idea di calcio”. La nuova Italia deve comunque ripartire dai giovani, “soprattutto Under 21 e 20, devono essere il serbatoio della Nazionale ma devono meritarla”. A livello di moduli, invece, “per me contano piu’ i principi dei numeri. E cioe’: 1) voler fare noi la partita; 2) essere corti, intensi, aggressivi; 3) recuperare subito palla. Si prosegue sul lavoro gia’ cominciato. Potremmo usare una Nazionale come l’Under 17 per svolgere sempre esperimenti in amichevole”.
Quello di Conte e’ comunque “un progetto a lunga scadenza: rispetto alla Juve, che sugli esterni aveva un difensore e un centrocampista, mi piacerebbero due esterni che facciano male in attacco e poi, in fase difensiva, chiudersi a quattro con il centrocampista centrale che scala in difesa e i laterali che diventano esterni della mediana a quattro”. Capitolo Balotelli. Il trasferimento al Liverpool non cambia “niente in prospettiva azzurra. E non ho preconcetti ne’ favoritismi nei confronti di nessuno. Se andare in Premier sia una scelta positiva o negativa non so, ma so che chi arriva in Nazionale deve poi meritare di restare. Conta piu’ l’uomo del calciatore. Io ho sempre puntato sugli uomini. Il talento viene dopo, prima devi metterti a disposizione del gruppo”. Anche perche’, “visto che i momenti difficili arriveranno, sara’ importante contare su uomini: puoi avere talento ma, se non lo metti al servizio della squadra, non serve”. In attesa di conoscere le intenzioni di Pirlo (“gli parlero’ nei prossimi giorni. Aveva dato l’addio, io ho un’idea ben chiara e voglio confrontarmi con lui”), Conte vuole trasformare la Nazionale in un club, “con metodologie, sistema e giocate memorizzate, dove tutti sappiano cosa fare. Chi ha i requisiti, resta”. Ma, avverte, “servira’ un po’ di tempo”. E anche se il contratto e’ biennale, l’ex allenatore della Juventus non esclude nulla: “Ho accettato con grande entusiasmo, convinto di poter fare qualcosa di veramente importante. Chi mi conosce lo sa: se non sono convinto, una cosa non la faccio”.