“La Coppa Italia fa schifo“. Sì, è proprio così. Questo format della competizione è davvero assurdo, nessuno si capacita di come possa essere stato scelto, e sopratutto del fatto che ancora sia in vigore. Tutti si lamentano di questa formula pessima. Le big sono ampiamente favorite, senza alcun senso, senza alcuna logica.
E’ chiaro che la formula attuale sia del tutto inadeguata per dare alla competizione l’importanza che meriterebbe. Basti pensare al fatto che le prime 8 del campionato di Serie A precedente entrano in gioco solo agli ottavi, evento che è stato confermato anche per le prossime edizioni sino al 2018. Già questo ha del paradossale: perché il piazzamento in una competizione si ripercuote in un’altra? Per non parlare dell’assurda regola per cui si gioca sempre in casa della più forte, il cui stadio è
desolatamente vuoto: pensate se Milan-Crotone si fosse giocata in Calabria, spettacolo sugli spalti anzichè un San Siro spoglio. E che dire del fatto che tutte i turni si giocano in gara secca, mentre solo la semifinale è con andata e ritorno. Che senso ha tutto ciò? Allo stato attuale delle cose, questa è una competizione che favorisce nettamente le grandi, che possono contare sul fattore campo contro le piccole che si trovano per forza di cose ad affrontare e spesso mandano in campo le riserve fino alla semifinale. Inoltre, anche le stesse piccole e le squadre provenienti dalla Serie B, sapendo di giocare quasi il ruolo di vittima sacrificale, non giocano con il giusto mordente. Ed è anche comprensibile, dal loro punto di vista.

Coppa Italia: i pareri – “Penso che forse il format della competizione potrebbe essere rivisto: può diventare penalizzante – ha dichiarato il tecnico della Sampdoria Giampaolo – se il più forte sulla carta ha pure il vantaggio di giocare in casa; ma questa riflessione a carattere generale non deve togliere alla Samp la responsabilità di provarci”. Un discorso che appare talmente ovvio da sembrare banale, è quasi incredibile che ci sia questo vantaggio per le big. Anche Gasperini si è lamentato dopo l’eliminazione con la Juventus: “La gente non ha l’anello al naso, la sensazione è che si portino avanti le squadre per le semifinali: non è un bello spot per il nostro calcio, a differenza di questa partita, che è stata bella”, parole anche abbastanza dure da parte del tecnico dell’Atalanta.
La Coppa Italia e l’ipotesi del nuovo format
Perché non cambiare completamente il format? Perché non ispirarsi al modello della FA Cup, che in Inghilterra è considerata allo stesso livello del campionato? Si può obiettare che si tratti del torneo più antico del mondo, ma onestamente, per quanto ci riguarda, fare peggio di così è davvero difficile.

Innanzitutto, la prima innovazione deve consistere nell’ampliamento del numero di partecipanti, coinvolgendo anche le squadre di Serie D, che saranno senz’altro motivate ad andare avanti per affrontare squadre di maggiore blasone. Sull’esenzione da determinati turni in base alla categoria possiamo anche essere d’accordo, ma è assurdo e vergognoso che la più debole giochi necessariamente in trasferta. Meglio sorteggiare la squadra ospitante o addirittura giocare nello stadio (che sarebbe stracolmo certamente) delle cosiddette piccole: l’esatto opposto di adesso. E sarebbe opportuno anche sostituire la gara secca con l’eventuale replay.
Con un sistema più “imprevedibile”, già ai 16esimi potremmo vedere affrontarsi due big della Serie A, contemporaneamente a due sorprese provenienti dalle categorie inferiori e a un “Davide contro Golia”. Negli scorsi anni in FA Cup è successo proprio questo: oltre ad essere arrivato in finale il piccolo Hull City, due sfide degli ottavi sono state Chelsea-Manchester City e Nottingham Forest-Sheffield United. Adesso pensate, ad esempio, un turno in cui si giocano Juve-Lazio, Inter-Reggina e Paganese-Giana Erminio. Non è molto più affascinante di adesso, in cui le piccole si “scannano” fino agli ottavi, per poi doversi piegare alle big, in casa loro?
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