Allegri, Spalletti, Ranieri, Gattuso. E poi Sarri, Conte, Fonseca, Giampaolo. Non è una filastrocca né una lista a casaccio di cognomi. Sono tutti allenatori. E questo lo si era capito. Leggendo attentamente, si scopre anche un particolare: sono gli accostamenti tra i tecnici della passata stagione di Juve, Inter, Roma e Milan e quelli di quest’anno (in attesa dell’ufficializzazione di Giampaolo ai rossoneri).

Bene, fatta la lista, parte il confronto. Perché di confronto si tratta. Anzi, è proprio ciò che bisogna mettere in risalto. Accostiamo ancora una volta i nomi più da vicino: Allegri/Sarri; Spalletti/Conte; Ranieri/Fonseca; Gattuso/Giampaolo. Cosa emerge? Facile. Un cambio netto, sotto tanti punti di vista. Per la Juve, senza dubbio – e lo abbiamo ben rimarcato – è un fatto storico. Per le altre, forse, un po’ meno. Ma poco cambia. Sì, perché se le intenzioni sono queste, potremmo assistere ad una Serie A – la prossima – più.. ‘bella‘.
Sia chiaro, è bene usare il condizionale, il campo è sempre il giudice supremo. Ma, almeno a sentire i nomi, e conoscendo il loro modo di giocare, si potrebbe essere davanti ad una svolta, quantomeno per le big. E, si spera, per l’intero movimento italiano. Che sembra aver già iniziato a dare un segnale, con la Nazionale e con l’Under 21 azzurra. Pressing, intensità, velocità, verticalizzazioni. Ed ecco che torniamo a loro: Sarri, Conte, Fonseca e Giampaolo. Sono le loro caratteristiche, diversamente a quelle più ‘italiane’ dei loro predecessori. Difesa, contropiede e praticità via, l’Italia vuole cambiare, vuole giocare, vuole divertire. Dei quattro sopracitati, uno è esordiente in Serie A, uno non l’ha mai lasciata e due sono ‘tornati a casa’ dopo aver fatto capire di essere più ‘europei’. Ma, per alcune caratteristiche, possono essere accomunati.

L’obiettivo, sicuramente, è quello di scrollarsi di dosso l’etichetta di “Serie A noiosa, in cui prevalgono le difese e non ci si diverte“. Ma ancor di più la convinzione secondo cui il nostro paese, calcisticamente parlando, non abbia le caratteristiche della Spagna o del Brasile. Le ha, Mancini lo sta dimostrando. Magari si può far tesoro dei nostri punti di forza, conservandoli al meglio, ma non disdegnando anche la ricerca del ‘bello’. In fondo, anche la Germania, come noi, ha storicamente costruito le proprie vittorie sulla difesa. Ma il successo al Mondiale del 2014 parla molto spagnolo: possesso palla, velocità, qualità offensiva.
Il compito non è arduo, dunque. Basta il coraggio. Lo ha avuto la Federazione italiana per ripartire dopo il disastro culminato con Italia-Svezia, lo ha avuto Mancini nell’atteggiamento con cui mette in campo gli azzurri. Lo stanno avendo le società di Serie A che, cavalcando l’onda di allenatori italiani ‘moderni’, vogliono dare un cambio di passo, una svolta, al movimento in generale, come sopracitato. Perché la scelta di questi allenatori non può essere un caso, una coincidenza. E’ sicuramente una decisione voluta. Una decisione coraggiosa, come detto, ma anche bella. Bella come (questo lo aspettano tutti, tifosi e non) la prossima Serie A…