Cordoba a tutto campo: dal rapporto con Mourinho al Balotelli ‘poco modesto’

Ivan Ramiro Cordoba è tornato a parlare del suo rapporto con Mourinho e della finale di Champions League. E su Balotelli...

Intervenuto ai microfoni di ‘Radio Deejay’, Ivan Ramiro Cordoba ha svelato alcuni aneddoti della sua avventura all’Inter trattando diversi argomenti, a cominciare dalla finale di Champions vinta a Madrid contro il Bayern Monaco:

Di Mourinho mi ha impressionato che prima della finale nello spogliatoio era seduto davanti a una scrivania, con i piedi sopra, come se dovessimo giocare un’amichevole. Era un messaggio per noi, per tranquillizzarci. Ci voleva dire: ‘Siete arrivati fin qui, questa la partita la vincete. Non c’è bisogno di strafare, fate quello che sapete’. Il nostro presidente era nervoso, noi non vedevamo l’ora di scendere in campo. Stankovic sentiva molto certe partite, cominciava a sudare, ma è fantastica la grinta che metteva in campo. Zanetti invece era uno molto calmo“.

Parlando del rapporto avuto con Mourinho, Cordoba spiega: “Abbiamo passato anni difficili, lui ha detto certe cose e io e Javier non ci stavamo. Gli ho detto quello che pensavo e lui non l’ha presa bene ma mi ha detto che avevo ragione. Oggi non lo sento più ma alcuni miei compagni sì“.

L’ex difensore colombiano ha raccontato il Balotelli nerazzurro: “Uno a cui abbiamo cercato di far capire come comportarsi era Balotelli. Se ci parli da solo è buonissimo, ma in gruppo o con altra gente cambia. All’epoca si paragonava a Ibrahimovic, ma sbagliava. Doveva fare il suo percorso e poi Zlatan era fortissimo, aveva una mentalità pazzesca, fa la differenza da solo. Mi è capitato di litigarci, gli ho detto ciò che pensavo“.

Cordoba ha poi parlato del suo libro uscito da pochi giorni: Il libro racconta la mia vita. Nel ’99 sono arrivato a Milano, c’era nebbia, faceva freddo. In Colombia non si cambia mai l’armadio, è sempre primavera. Io vivrò in Italia, per i miei figli soprattutto finché andranno a scuola. Poi sceglieremo cosa fare“.

Infine svela quanta tensione aveva prima di una partita: “Io sentivo la pressione, anche se ero molto carico. Prima di scendere in campo giocavo la partita in testa, mentalmente, e questo mi aiutava tantissimo. Non mi è mai piaciuto il riscaldamento, avevo tanta tensione addosso. Per me sarebbe stato perfetto arrivare allo stadio e scendere subito in campo. Inseguire l’avversario era una sfida personale, ma non li facevo andar via volontariamente“.