Coronavirus, Remuzzi: “La malattia sta cambiando, ci sono meno malati gravi”

Il Dott. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, ha espresso il suo pensiero in merito al Coronavirus

“Io ho detto che sta cambiando la malattia, su questo non ho nessun dubbio. Adesso vediamo malati molto meno gravi e addirittura non ne vediamo. Al pronto soccorso del mio ospedale di 4-6 settimane fa, arrivavano 80 persone con gravi difficoltà respiratorie. Ieri sono arrivate zero persone con difficoltà respiratorie e nessuno aveva il tampone positivo. Quindi c’è qualcosa che sta cambiando. Potrebbe essere che sta cambiando il virus. Finora nessuno è riuscito a documentare che sia mutato, tranne un gruppo negli Stati Uniti, il cui lavoro non è ancora stato pubblicato ma è già stato contestato da altri scienziati e che, per altro, avrebbe dimostrato che è mutato in peggio. Però questi sono virus che tendono a mutare, quindi se non è mai successo finora, potrebbe succedere anche nei prossimi mesi, anni. Però è cambiato il rapporto tra il virus, l’ambiente e il suo ospite. Questo di sicuro, perché se no, non riusciremmo a spiegarci perché la malattia è cambiata non a Bergamo e Milano”. Il Dott. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, esprime il suo parere sul Coronavirus.

Non vuol dire però che dobbiamo allentare le misure come distanziamento, mascherine, attenzione che dovremmo avere. Secondo me è una notizia entusiasmante che deve far capire alle persone che probabilmente i nostri comportamenti ci aiutano a sconfiggere il virus. Potrebbe essere che tra 10 giorni riprenda tutto ma non credo che riprenderà mai con i numeri che ha suggerito la Protezione Civile, tipo scenario peggiore 150 mila persone in terapia intensiva. Anche perché non si tiene conto del fatto che la fase 2 non riprende come è partita la fase 1. La fase 1 è partita con un virus che molto verosimilmente, ma presto lo sapremo con certezza, circolava tra noi da molto più tempo che da gennaio, probabilmente dicembre, forse novembre, forse addirittura ottobre. Nessuno lo sapeva, tutti avevano i comportamenti che abbiamo sempre avuto, c’erano assembramenti, c’erano feste, c’erano discoteche e poi è improvvisamente esploso un qualcosa che non conoscevamo. Adesso sappiamo perfettamente quello che dobbiamo evitare: già se lo fa il 90% delle persone, partiamo in un modo completamente diverso”.