Crisi di pianto per il Brasile: convocata una psicologa

hqdefaultGiocare davanti al proprio pubblico, con l’obbligo di vincere, indossando una maglia pesante come quella verdeoro non e’ semplice. Ma i fiumi di lacrime versate da Thiago Silva e compagni hanno gia’ fatto scattare l’allarme. Calciatori si’, ma anche uomini in preda alle emozioni, alla pressione. Ma entro certi limiti. Ecco perche’ in casa verdeoro iniziano a preoccuparsi nel vedere sempre piu’ spesso i vari calciatori piangere a dirotto. Da qui la decisione dello staff tecnico di richiamare la psicologa Regina Brandao, fidata collaboratrice di Felipao dal 1990, che era stata gia’ a maggio assieme alle colleghe Aline Magnani e Gisele Silva arruolata per tracciare i profili dei 23 calciatori.

Tocchera’ a lei provare a rimettere in sesto i giocatori della Selecao e non e’ un caso che per la gara con la Colombia, per rimpiazzare lo squalificato Luiz Gustavo, il favorito sia Paulinho, uno dei pochi che fin qui ha sempre dimostrato di saper mantenere i nervi saldi. Scolari e il suo staff, insomma, vogliono correre ai ripari. C’e’ nel gruppo uno ‘squilibrio emozionale’, dovuto soprattutto alla pressione che arriva dall’esterno, che rischia di pregiudicare il cammino della Selecao e anche l’assenza di calciatori piu’ navigati come potevano essere i vari Kaka’, Ronaldinho o Robinho sta pesando come del resto si temeva alla vigilia. Ora che anche il minimo errore puo’ costare caro, meglio non lasciare niente al caso: Scolari e il Brasile intero si augurano di non vedere altre lacrime se non quelle di gioia al Maracana’ il prossimo 13 luglio. La storia dei Mondiali e’ costellata di pianti, da quello di giocatori e tifosi al Maracana’ nel 1950 dopo il gol di Ghiggia al giovanissimo Pele’ campione del mondo otto anni dopo in Svezia, dall’urlo di Tardelli al Bernabeu nell’82 alle lacrime di Gascoigne che, diffidato, si vide ammonire nella semifinale poi persa con la Germania nel 1990. E ancora, l’emozione di Yekini, che nel ’94 siglo’ il primo gol della Nigeria in una Coppa del Mondo, le lacrime del nordcoreano Jong Tae-Sae durante l’esecuzione dell’inno quattro anni fa in Sudafrica, prima della partita col Brasile, per finire con quello dell’ivoriano Die poco prima di affrontare la Colombia.