Crisi Roma, Sabatini mai criticato: ma è davvero senza colpe?

Il dirigente giallorosso ha fatto scelte forti nel mercato estivo, ma molte non stanno pagando

Al fischio finale di Roma-Atalanta la pioggia di fischi si abbatte inesorabile sullo Stadio Olimpico: sul banco degli imputati finiscono Rudi Garcia e i giocatori, rei di impegnarsi poco e (critica rivolta anche dall’ex Pruzzo) di tenere poco alla maglia.
Resta invece assolutamente incolume dalla ghigliottina pubblica colui che questa squadra l’ha plasmata e messa nelle mani del tecnico, ovvero Walter Sabatini, direttore sportivo e principale uomo mercato della società giallorossa.

Va ovviamente premesso che se la Roma è riuscita a ripartire dopo anni di anonimato lo si deve principalmente a lui e alle sue intuizioni di mercato (Pjanic e Nainggolan sono opera sua), ma alla fine si ha sempre la sensazione che a questa squadra manchi qualcosa, che quel salto di qualità tanto desiderato alla fine non arrivi mai. La prima Roma di Garcia, che giocò un campionato strepitoso e che non vinse il campionato solo a causa di una Juventus da 102 punti, qualitativamente parlando non era più scarsa di quella attuale, anzi aveva una difesa molto più solida (Benatia e Castàn centrali, Maicon e Balzaretti esterni).
Nelle ultime sessioni di mercato, la Roma non ha fatto altro che allargare la rosa con buoni rincalzi, ma senza migliorare la squadra: buona parte dei colpi che dovevano servire a questo si sono rivelati (almeno per il momento) dei flop clamorosi (Iturbe è l’esempio più evidente).

C’è poi una pratica molto diffusa in club come l’Udinese, che Sabatini ha fatto sua: acquistare giocatori di varie nazionalità e provenienti da diverse realtà calcistiche. Come disse tempo fa anche Totò Di Natale (fonte più che attendibile, visto che questo fenomeno lo ha vissuto in prima persona nell’Udinese), per poter inserire perfettamente negli ingranaggi di una squadra calciatori provenienti da posti e idee di calcio così diversi non è facile. Senza contare che lo spogliatoio così potrebbe ritrovarsi svuotato del senso d’appartenenza, una volta partiti Totti e De Rossi.