Da dove nasce il malcontento di Conte? Ha fatto bene o male?

ConteStanno facendo molto rumore le parole pronunciate nella giornata di ieri, in conferenza stampa, da Antonio Conte. Rumore forte, fortissimo, a tal punto da spaccare in due l’opinione non solo pubblica ma anche bianconera. Già, perchè la polemica neppure velata esercitata dall’allenatore della Juventus ha prodotto la creazione di due differenti e nette correnti di pensiero. Strano a dirsi, visto che parliamo di un personaggio che, da quando è tornato alla guida della ‘Vecchia Signora’, ha messo sempre d’accordo tutti i sostenitori bianconeri.

Ieri Conte non ha urlato, come quando parlò in occasione del processo da lui subito per il calcioscommesse. Ma le sue parole, pronunciate a voce bassa, hanno comunque tradito un fastidio evidente per la piega presa dal calciomercato della Juventus. Il suo volto era tirato e non ha fatto nulla per nasconderlo, come nulla ha fatto per non fare capire di soffrire il mancato coinvolgimento nelle ultime scelte di mercato, in fase di uscita. Non ha gradito, Conte, le cessioni di Giaccherini e Matri, rimarcando come in particolare la partenza di quest’ultimo abbia contribuito ad innalzare il grado di pericolosità di una diretta avversaria. Quasi a rimarcare lo scarso feeling in essere tra lui e Marotta, di cui da sempre si vocifera.

Ma Conte ha fatto bene oppure no? E’ stato giusto il suo sfogo o avrebbe fatto meglio ad esibirlo unicamente di fronte a dirigenza e proprietà, evitando di esporlo al pubblico giudizio? Dare una risposta è difficile, visto che non siamo a conoscenza di certe dinamiche, ma possiamo cercare di capire cosa abbia spinto Conte a parlare davanti ai giornalisti, porgendo loro sul piatto d’argento un malcontento evidente. Partiamo dal gradimento verso la campagna di acquisti e cessioni firmata da Marotta e Paratici: è evidente come l’inizio sia stato col botto, grazie agli acquisti di Tevez, Llorente ed Ogbonna. Poi i primi scricchiolii, causati dalla partenza di Giaccherini, divenuti più forti con la cessione di Matri al Milan.

Conte sa che la società non vuole e non può permettersi un passivo eccessivo dal punto di vista del bilancio, ma è altrettanto consapevole di come, per poter fare strada in Europa, ci sia bisogno di una rosa di altissimo livello, capace di poter, di volta in volta, fornire adeguate alternative ai cosidetti ‘titolari’. Identikit, questo, che risponde perfettamente alle figure di Giaccherini e Matri, oramai ex bianconeri. Frasi come “le cessioni di Giaccherini e Matri non erano tecnicamente previste” oppure “speriamo non vendano anche Quagliarella” oppure ancora “delle volte noi allenatori dobbiamo subire delle scelte” non si prestano ad interpretazione alcuna e sono sotto gli occhi di tutti: Conte vorrebbe essere manager a 360 gradi, non doversi limitare a dare indicazioni di mercato nella speranza che poi qualche altro le metta in atto. Insomma, vorrebbe essere il Wenger o il Ferguson della situazione e, finchè ci sarà Marotta (o chi per lui) di mezzo, questo non sarà mai possibile.

Probabilmente il verbo espresso da Conte è stato anche mirato a stimolare gli stessi uomini mercato della Juventus affinchè, in queste battute finali, possano regalargli un altro rinforzo di spessore: che sia un esterno mancino abile a giostrare nel 3-5-2 (leggasi Zuniga o Kolarov) o un attaccante laterale in grado di consentire un passaggio ove necessario al 4-3-3 (vedi Nani od Ibarbo), il tecnico pugliese vuole che la Juve si rinforzi ulteriormente. E dargli torto, in tutta onestà, è parecchio difficile, se la guardiamo da questo punto di vista. Conte sa che Tevez è un valore aggiunto, sa che Ogbonna rappresenta un validissimo ricambio per le retroguardia, e spera in cuor suo che Llorente si riveli un centravanti da 20 goal stagionali. Ma sa anche che serve una rosa qualitativamente e quantitativamente superiore a quella attuale per fare la voce grossa in Europa.

Forse gli si può rimproverare di aver scelto un contesto inopportuno, forse avrebbe fatto meglio a parlarne faccia a faccia con Marotta e Agnelli. O forse, semplicemente, siamo noi che non siamo abituati all’onestà intellettuale, che preferiamo le frasi di circostanza alla sincerità ad ogni costo. Ma Antonio Conte è fatto così, prendere o lasciare. Ama la Juventus ma vuole, ancora di più, provare a scrivere il suo nome nell’olimpo degli allenatori più grandi di tutti i tempi: per farlo ha bisogno di un club che gli garantisca una rosa di un certo tenore. E intanto i tifosi bianconeri, pur non essendosi fatte delle idee diverse su questa vicenda, temono che possa essere, questo, l’ultimo campionato alla guida della Juve da parte di Conte. Se i timori saranno fondati o meno lo sapremo nei prossimi mesi, ma più probabilmente Conte ha voluto lanciare un messaggio alla società: chissà se Agnelli lo avrà recepito…