JUVENTUS, DE CEGLIE SI RACCONTA – Si interrompe il rapporto tra la Juventus e De Ceglie, scade infatti il contratto del calciatore che è stato protagonista con il club bianconero. Adesso le strade si separano ed in un’intervista alla ‘Gazzetta dello Sport’ l’esterno si è tolto qualche sassolino dalla scarpa. Cosa è successo nell’ultimo anno? “Una cosa che nel calcio può capitare: non trovi l’accordo con la società, il tempo passa e la situazione non si risolve. Alla fine, rimani senza una soluzione, fuori da un progetto, spalle al muro. A quel punto, ho fatto una scelta, ho pensato a quello che potesse essere meglio per me in quel momento».
Ed è finito fuori dai radar: come si vive da separato in casa? “Potevo allenarmi da solo, ma sarebbe stato ancora meno bello, ho preferito aggregarmi ogni giorno alla Primavera, ringrazio Fabio Grosso e il suo staff per avermelo concesso. Ho giocato qualche amichevole con loro, ma stare a Vinovo – che considero casa mia – mi ha permesso di faticare e di adattarmi allo storico dei miei test fisici. Nonostante tutto, sono ancora in forma, anche se è stato un anno difficilissimo. Senza il campo, senza la possibilità di giocarsi il posto, è un incubo che non auguro a nessuno”. Non era possibile allenarsi almeno con la prima squadra? “Non avrebbe avuto molto senso: non puoi stare stabilmente in un gruppo di cui non fai parte. E in cui non sei voluto”.
Non era voluto per i troppi no alle proposte di mercato? “È passato questo messaggio, che fossi quasi viziato e abbia detto semplicemente no ai club che mi venivano proposti. Non è così, c’è una spiegazione a monte: la rottura è arrivata perché non è stato trovato un buon accordo, non si sono tenute in considerazione tutte le parti in causa. È mancata una intesa generale sul mio futuro. Ora è il tempo di tornare a giocare, non di fare polemica”. Il suo contratto è stato lungo e oneroso: ha pesato nella reazione Juve dell’ultima stagione? “Non so, non mi aspettavo di finire in una situazione simile e non giudico i modi usati dal club. Vorrei dire una cosa semplice: non ho rancore. Anzi, lasciando il club dopo una vita, mi si stacca un pezzo di cuore. E per me la Juve non è questa cosa conosciuta nell’ultimo anno, ma quella dei 21 precedenti”. Cosa è la Juventus? “Un riferimento per sempre. Da quando sono arrivato a 8 anni e ho messo una maglia vista prima solo in tv a quando sono diventato uomo. Fotografo due momenti: l’anno della B, quello dell’appartenenza e dell’orgoglio, e il primo di Conte, con la rinascita. Inutile dire che farò sempre il tifo per i bianconeri”. Infine sul futuro: “giocherò, che è quello che più manca. Una sensazione che ho desiderato per un anno intero. Dove? Ascolto tutte le proposte, non ho preclusioni».












