De Rossi si rammarica: “Che monnezza attorno al calcio…”

de rossiIl centrocampista della Nazionale e della Roma, Daniele De Rossi, intervistato dai francesi di So Foot, ha spaziato nelle sue considerazioni tra il calcio italiano e la sua esperienza in azzurro. Inizialmente il romanista ha analizzato con occhio critico il mondo del calcio:  “Faccio il confronto tra lo spogliatoio, i miei amici, le persone che frequento, in breve, il mio mondo calcistico e il resto – spiega -. Intorno al mondo del calcio e forse a Roma più che altrove, gravita tanta ‘mondezza’. Dei giornalisti, dei dirigenti, dei calciatori. Ci sono molte cose che non mi piacciono ma sono certo che quando non sarò più nel mondo del calcio questo mi mancherà, mi mancherà talmente che vorro’ tornarci. Come allenatore, dirigente, non lo so ancora”.

Sulla sua esperienza con la maglia della Nazionale, De Rossi aggiunge: “Quando ero ragazzino, tifavo poco o niente per la Nazionale. La seguivo quando c’erano i Mondiali, gli Europei. Ma un Italia-Azerbaijan di qualificazione non lo guardavo mica e non m’importava di sapere come era finito. Io ero Roma, Roma, Roma. Poi cresci e diventi calciatore, vai in Nazionale, hai 17 anni, entri a Coverciano e vedi quella sala con le foto di tutti i campioni che sono passati da lì e che hanno indossato quella maglia. La maglia azzurra. E a poco a poco cominci a comprendere dove sei. Abbandonerò la maglia della Nazionale solo quando un selezionatore mi dirà ‘non sei più all’altezza, selezionerò un giovane al posto tuo’. Spero sarà il più tardi possibile. La mia idea è di fare l’Europeo in Francia”.

Infine un piccolo rammarico in merito alla sua carriera: “Se non avessi tanto amato la Roma, avrei adorato giocare all’estero – replica -. Viaggiare mi ha sempre affascinato. Scoprire altre città, imparare altre lingue è qualcosa che mi manca un po’. Avrei voluto avere la carriera che hanno avuto certi miei colleghi: due anni qua, due anni là, conoscere la Germania, l’Inghilterra, la Spagna…Questo deve arricchirti enormemente. Ma nello stesso tempo, questi colleghi avrebbero senza dubbio voluto ottenere quello che ho ottenuto senza muovermi da casa mia, con i miei genitori, i miei compagni, a casa. Alla fine so che ho qualcosa che molti dei miei colleghi avrebbero voluto avere”.