De Sanctis attacca la Juve: “la sudditanza psicologica esiste, a loro piace vincere così!”

De-SanctisJuventus-Roma non e’ ancora finita. Sono passati 11 giorni, ma il triplice fischio, almeno sui giornali e davanti ai microfoni, non e’ ancora arrivato. A riaprire la partita ci pensa Morgan De Sanctis, ex bianconero e portiere giallorosso che in campo allo Juventus Stadium non c’era e che, con un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, torna su quel 3-2 che ha scatenato una serie di polemiche, bollate cosi’ dal presidente Uefa Michel Platini: “le solite lamentele di chi non vince”. “Ha una visione troppo ristretta, e’ stato solo juventino – la replica di De Sanctis -. Spero abbia usato l’ironia, visto che ha det­to di non aver visto la partita. Ma da presidente Uefa non e’ stato opportuno parlarne”. Poi il portiere della Roma aggiunge: “i vincitori dovevano abbassare i to­ni e invece e’ stato il contrario. Discutere non e’ negativo. Il calcio vive di polemiche e teatralita’. Con 20 anni di calcio alle spalle, Totti ha fatto bene a parlare dopo il match. Bisogna saper perdere, ma si fa fatica ad accettare certe decisioni perche’ si ha la sensazione di non giocare ad armi pari”. De Sanctis era in campo a Pechino quando il Napoli perse la Supercoppa contro la Juve e non si presento’ alla premiazione. “E’ l’amarezza piu’ grande della carriera. Anche quella una pagina non bella del calcio italiano. Qualcuno di noi provo’ ad opporsi al presidente De Laurentiis, ma subimmo la sua decisione. Fu una cosa sbagliata”.

De Sanctis commenta anche le dichiarazioni di Buffon. “I giocatori della Juve sbaglia­no a sentirsi perseguitati. Sono uguali agli altri e si comportano alla stessa maniera: l’unica differenza e’ che in Italia vincono spesso. Come dicono a Torino? ‘Vincere non e’ importante: e’ l’unica cosa che conta’. Dovrebbero aggiungere: ‘E non ci interessa tan­to come'”. Dichiarazioni che faranno discutere, De Sanctis precisa: “non parlo di furti, ma dovrebbero ammettere di essere stati fortunati e non trincerarsi dietro la tesi dell’accerchiamento. Io a Gigi posso insegnare come si perde; un giorno pero’ spero di potergli insegnare anche come si vin­ce”. De Sanctis era nella Juve che nel ’98 vinse il campionato, quello del famoso rigore negato a Ronaldo. “Cosa pensavo allora? Che la sudditanza psicologica esiste. Nel­ l’Udinese devi accettare cose che non sempre si verificano ma non ti sorprendono. Con Napoli e Roma si verificano meno. Sulla Juve occorre fa­re una valutazione generale: tutto quello che ha vinto nel calcio italiano non e’ proporzionale a quello che ha vinto all’estero. Ed e’ un qualcosa che fa riflettere. Arbitri nel mirino? Premesso che, con le giuste limitazioni, so­no favorevole all’introduzione della moviola in campo, credo che il ruolo dell’arbitro sia il piu’ difficile. Prima di Calciopoli la classe arbitrale era poco libera nei fatti, l’attuale invece e’ libe­ra e bisogna concedere loro l’errore. Non c’e’ disonesta’ intellettuale, ma purtroppo il sistema italiano si muove con leggi non scritte in cui il potente ha sempre ragione e gli si puo’ concedere tutto. Allo Juventus Stadium l’arbitro arriva con 5 assistenti, non ne ha bisogno di altri 5. Ho ancora nella memoria i flash dopo il primo rigore per il mani di Maicon e dopo il gol di Totti: e’ as­surdo che 4­5 juventini debbano andare a protestare da Rocchi, che e’ bravissimo. E’ una situazione studiata che usano nei mo­menti d’indecisione”. De Sanctis ne ha anche per Nedved e per la moglie del presidente della Juventus. “E’ stato un grande campione e capisco che sia dirigente bianconero, ma da un ex calciatore le sue dichiarazioni su Totti sono state fuori luogo. Emma Agnelli? Alla moglie di Andrea non rispondo, non e’ gentile farlo con una signora”. De Sanctis chiude il “suo” post-Juventus-Roma cosi’: “lo scudetto lo vincono le piu’ forti e noi e la Juve lo siamo, ma a Torino abbiamo dimostrato di essere meglio di loro. Per la Champions faremo il possibile, pero’ la corsa e’ al titolo. Non vogliamo arrivare secondi, ma vincere. Possiamo farcela e l’abbiamo capito dalle loro reazioni”.