Intervistato in esclusiva da “Goal.com”, Gigi Del Neri si è raccontato affrontando molti temi: dalla favola Chievo, all’occasione della vita con la Juventus. Il tecnico di Aquileia, inoltre, ha ammesso di essere in cerca di un progetto interessante per tornare ad allenare. Ecco le sue dichiarazioni:
Del Neri, dal punto di vista tattico, quanto tempo ci vuole per plasmare una squadra? “Mi verrebbe da rispondere i tempi del Napoli. Ci vogliono gli allenamenti giusti, le partite necessarie per trovare la miglior sinergia, considerando sempre un fattore fondamentale: l’aspetto mentale. Molte volte i passaggi a vuoto sono da associare proprio a una crescita, la quadra la trovi passando soprattutto dagli errori”.
Quindi, in tal senso, il campionato italiano dal punto di vista tattico rimane uno dei più competitivi? “Le idee di gioco nel nostro Paese sono miste; in Germania, Inghilterra e Spagna – per esempio – vantano un ritmo maggiormente coinvolgente che, inevitabilmente, favorisce la tecnica. Mi piace molto anche lo sviluppo calcistico in Belgio, strutture all’avanguardia e tanto lavoro con i giovani, alle volte bastano poche intuizioni per proporre un buon calcio. In Italia, comunque, restiamo molto competitivi nei vari fondamentali”.
Parafrasando questo concetto, giustappunto, risulta quasi naturale che la Juventus riesca ad esprimersi meglio in Europa anziché nella Serie A: “I bianconeri hanno cambiato molto e sono stati anche molto sfortunati. Prendiamo le partite contro Udinese, Chievo Verona e Frosinone: tante palle goal non sfruttate. Quando crei tanto significa che i meccanismi funzionano e, proprio per questo motivo, credo che la Juventus riuscirà a rientrare nella corsa per il titolo. Stanno crescendo vistosamente, nel secondo tempo contro l’Inter hanno cambiato marcia, il rientro di Khedira – grande giocatore – si sta rivelando determinante”.
Intanto in Champions League, qualora i bianconeri stasera dovessero riuscire a battere il Borussia Mönchengladbach, sarebbero pressoché qualificati… “La Juventus è cresciuta molto in Europa negli ultimi tempi, è convinta di quello che fa, mentalità consolidata e vincente. Allegri ha a disposizione un organico di qualità, veloce e duttile”.
Quanto le è servita l’esperienza alla Juventus? “Credo che complessivamente sia stato fatto un buon lavoro, mantengo ricordi buoni, è stato gratificante poter lavorare per una società così blasonata. In questi casi ci vuole anche un po’ di fortuna, a noi è mancata dal punto di vista degli infortuni: Quagliarella, De Ceglie, Iaquinta e altre problematiche. Insomma, non il massimo. Fino al Natale della stagione in cui sono stato a Torino, d’altro canto, abbiamo ottenuto risultati interessanti. Successivamente, ingenuamente, abbiamo perso diversi punti. Ma nei rinnovamenti è possibile che ciò accada, in rosa avevamo tanti giocatori nuovi e altri vicini al capolinea calcistico. Io e il mio staff abbiamo fatto il cosiddetto lavoro sporco”.
Cosa l’ha più impressionata del mondo bianconero? “Alla Juventus devi vincere, non c’è spazio per altri concetti”.
Lei con Marotta e Paratici alla Sampdoria ha compiuto un capolavoro raggiungendo i preliminari di Champions League. Alla Juventus, invece, le cose non sono andate bene. Com’è ora il rapporto con i suoi ex dirigenti? “All’inizio, dopo la conclusione della mia esperienza sulla panchina bianconera, c’è stato un periodo di smarrimento. Ora, invece, siamo in ottimi rapporti. Questo è il nostro mondo, sono cose che succedono e che fanno parte del gioco, anche con gli altri componenti della società l’intesa è rimasta totale”.
Serie A: qual è la squadra che l’ha più convinta finora? “Il Napoli di Maurizio Sarri. E’ bello vedere che, meritocraticamente, qualcuno abbia avuto la possibilità di conquistare una panchina così prestigiosa. Gli azzurri giocano un ottimo calcio, un’idea di gioco che trova terreno fertile nei miei pensieri, hanno grandi margini di miglioramento e potranno indubbiamente disputare un grande campionato”.
Lei, invece, è sempre alla finestra… “Sì, cerco un progetto interessante. Il campo non nego che mi manchi, così come il contatto quotidiano con i giocatori. Ma è normale che le società valutino attentamente i possibili cambiamenti in panchina. Io, per quanto mi riguarda, cerco sempre di capire quando vengo contattato se esistano le condizioni per lavorare in maniera adeguata”.
Amarcord: ad Oporto, incredibilmente, non le hanno neanche dato la possibilità di iniziare a lavorare. Per quale motivo? “Credo che, dopo l’addio di José Mourinho, la piazza volesse un nome più altisonante. Con la società avevamo studiato un percorso che si sarebbe dovuto basare su giovani di qualità, i quali poi nel corso degli anni hanno fatto molto bene. I senatori, probabilmente, hanno giocato un ruolo importante per quanto concerne il mio addio”.
Le piacerebbe effettuare nuovamente un’esperienza all’estero? “Mi piace molto il calcio inglese, velocità e intensità, tasso tecnico sempre elevato. Ecco, credo che le qualità tecniche debbano essere sempre in prima linea e, in generale, oltremanica riescono sempre a proporre cose interessanti”.
Se le cito la favola Chievo? “A Verona abbiamo fatto qualcosa di importante, una svolta per l’intero movimento nostrano. Le piccole hanno iniziato a capire di poter impensierire le grandi, cosa per nulla scontata prima che si sviluppasse il fenomeno clivense. Abbiamo dimostrato di avere un’idea di gioco ben precisa e, nel nostro piccolo, abbiamo contribuito a stravolgere determinati concetti”.
Nazionale: come giudica il lavoro di Antonio Conte? “Ha fatto un grande lavoro, sia dal punto di vista tattico che di mentalità, considerando anche le difficoltà del momento. Escludendo il blocco Juve, e pochi altri esempi, molti giocatori faticano a trovare spazio nei rispettivi club. E questo discorso, ovviamente, penalizza anche i giovani. Io credo che Conte, in questo biennio, abbia maturato un’importante esperienza europea e, in vista degli Europei, mi auguro che la sua squadra possa esprimersi al meglio. Abbiamo, fortunatamente, un c.t. molto preparato tanto sui concetti tattici quanto su quelli motivazionali”.