Il derby di Roma è oramai notoriamente una gara molto tesa e molto temuta dal punto di vista dell’ordine pubblico. Questura, steward, forze dell’ordine, società e chi più ne ha più ne metta, in settimana si fanno in 4 per garantire la sicurezza durante il derby romano, ma poi in pochi minuti i calciatori e la loro beata ignoranza, riescono a mandare in fumo tutto il lavoro di prevenzione fatto da questi professionisti. Sì perchè parliamo sempre tanto del buon esempio che i calciatori dovrebbero dare per placare gli animi già molto accesi delle curve, ed invece ieri è accaduto l’esatto opposto. Strootman, Lulic e soci, in settimana hanno avuto notevoli ‘messaggi’ bellicosi dalle rispettive curve, dunque sapevano bene in che clima si giocava la gara, e sapevano anche di non dover alimentare liti e polemiche. Ma purtroppo il cervello a volte non accompagna i gesti o le parole, come è accaduto ieri in diverse occasioni.

Di Strootman ne abbiamo ampiamente parlato ieri, dopo aver segnato, ha pensato bene di andare a provocare Cataldi senza alcun motivo, e poi ha pensato altrettanto bene di stramazzare al suolo dopo che il laziale gli ha semplicemente tirato la maglia. Il seguito? Una bella rissa, che di certo fa male al clima del derby. Dopodichè sono arrivate puntuali anche le pessime parole di Lulic, il quale dopo le dichiarazioni razziste rischia una batosta epocale dal giudice sportivo. Nainggolan ha punzecchiato il bosniaco a fine gara: “No al razzismo. Qualcuno impari queste tre parole”, bravo Raja. Il paradosso di tutta questa situazione è il seguente. A freddo dobbiamo ringraziare il fatto che la focosa curva della Roma non era presente allo stadio, altrimenti in questo clima caldissimo chissà cosa sarebbe potuto succedere. In sostanza il succo della giornata di ieri è stato: calciatori vergognosi, e menomale che non c’era la curva… frase che poco ha a che vedere col calcio.