Di Francesco si racconta: i primi contatti con la Roma, Totti allenatore e le gambe che tremano nel derby

Il ritorno di Eusebio Di Francesco nella Roma giallorossa e’ stato sancito “a casa di Sacchi… ovvero in un ristorante di Fusignano”, dopo che i primi contatti erano iniziati “all’inizio di maggio”. A raccontarlo e’ lo stesso tecnico, protagonista di un forum nella redazione del Corriere dello Sport, ma protagonista anche sulla panchina di una squadra chiamata a ripartire dal secondo posto dello scorso anno, dalla chiusura del ciclo Spalletti (“falso dire che sia stato io a propormi, posso dire con orgoglio di non averlo mai fatto”) e, soprattutto, dalla fine dell’era Totti che ora fa il dirigente. “A Francesco ho dato solo un consiglio: rubare le qualita’ di tutti, imparare il piu’ possibile. E lui, che e’ intelligente, lo sta gia’ facendo. Ovviamente non entra nelle questioni tecniche ne’ mi fa domande sulle formazioni. Del resto io quelle non le dico neppure ai miei collaboratori – spiega il tecnico della Roma -. Mi sta aiutando nella gestione ordinaria. Un esempio: quando andiamo allo stadio lo voglio sempre vicino sul pullman perche’ con il suo modo di fare stempera le tensioni pre-partita, conosce bene i giocatori che fino a pochi mesi fa sono stati suoi compagni. Lui allenatore? No, altrimenti lo chiamano al mio posto. Scherzi a parte ha tempo per decidere”. Magari se Di Francesco fosse arrivato prima, Totti avrebbe ancora il numero 10 sulle spalle. “Non lo so, sicuramente ci saremmo confrontati. E se avesse giocato avrebbe fatto turn over anche lui – se la ride il tecnico -. Vorrei il miglior Totti in campo nel derby del 18, e’ l’unico in grado di risolvere la sfida con una giocata, mi farebbe vincere la partita”.

Totti non c’e’ piu’, ma c’e’ una Roma che sta facendo benissimo, tanto che dopo un po’ di scetticismo c’e’ chi sogna lo scudetto. “Noi dobbiamo lavorare tanto per essere da scudetto. E ci stiamo attrezzando, conoscendo le nostre rivali. C’e’ il Napoli davanti che gioca un gran bel calcio. Ma io sono convinto che resti la Juve la squadra da battere: la novita’ di questo campionato magari e’ che ci siamo tutti avvicinati di piu’ a loro. E conta che noi siamo li’, pronti. La differenza con la Juve e’ la loro abitudine a giocare grandi partite una dopo l’altra. Comprano giocatori adatti a questo tipo di stress, di mentalita’. E poi hanno lo stadio di proprieta’. Quello porta 10 punti in piu’ in classifica. Spero che si faccia anche qui e voglio essere su questa panchina quando lo inaugureremo”. Felice che i tifosi si stiano riavvicinando alla squadra (“questa e’ una Roma da amare”), Di Francesco spiega a chi si ispira. “Un po’ a tutti. Mi colpiscono Guardiola, Sarri. In generale amo gli allenatori che trasmettono il loro pensiero senza specchiarsi negli avversari. Mi piace anche imparare da me stesso, perche’ l’intuito e’ decisivo nelle scelte di un allenatore. Tra gli allenatori che ho avuto ho imparato molto da Capello per quanto riguarda la gestione del gruppo e da Zeman per la fase offensiva e per la cultura del lavoro: adesso tutti diciamo che la ripetitivita’ degli esercizi in allenamento migliora i calciatori ma Zeman lo diceva trent’anni fa. E la sua fase offensiva, in quella fase storica del calcio, non la faceva nessuno”.

LaPresse/AS Roma/Fabio Rossi

Per Zeman il derby era una partita come le altre. “Ho imparato a capire che non e’ cosi’. Da giocatore la prima volta, riscaldandomi sotto la Curva Sud, sentii le gambe che tremavano – spiega Di Francesco -. Questo e’ un evento che esula dalla classifica e dal campionato. E’ una cosa a se’. Certo e’ bello che sia una partita di vertice. E ci tengo a fare i complimenti a Simone Inzaghi, che conosco bene: sta gestendo il suo gruppo in maniera eccellente. Come si batte? Non voglio svelare molto, ma non snatureremo le nostre caratteristiche e la nostra mentalita’. Non bisogna adattarsi all’avversario, bisogna rispettarlo. Sappiamo che la Lazio e’ brava a sfruttare le ripartenze, noi metteremo in atto la nostra strategia per vincere la partita”. Ha fatto discutere l’intervista di Schick alla stampa ceca. “Non ho ancora avuto modo di parlargli direttamente ma ho saputo che e’ stato male interpretato. Purtroppo non e’ stato bene fisicamente e l’ho potuto allenare poco ma vi assicuro che ha dei mezzi tecnici impressionanti. E poi e’ molto agile pur avendo un gran fisico. Ora vuole e deve dimostrare di essere da Roma. Spero di convocarlo gia’ per il derby, la settimana prossima proveremo a rimetterlo in gruppo”. Roma-Atletico e Roma-Napoli i momenti della svolta. “Esattamente. Con l’Atletico non stavamo bene fisicamente ma abbiamo resistito, prendendo fiducia. Con il Napoli abbiamo perso perche’ abbiamo difeso troppo bassi. Io da mesi cercavo di spiegare il contrario e con quell’esempio, la squadra ha capito che doveva osare. Difendere avanzando, non arretrando”. (ITALPRESS).