Dimissioni Prandelli, il clamoroso retroscena: delegittimato dai senatori nello spogliatoio di Natal

Quella di Prandelli e l’Italia è una storia che, “politicamente” parlando, di Italiano c’ha ben poco. Dalla mentalità al calcio giocato sul campo fino alle dimissioni. Prandelli ha preso la Nazionale quattro anni fa dopo la clamorosa eliminazione ai Mondiali del 2010 in SudAfrica, molto più pesante di quella odierna in Brasile perchè nel girone non c’erano Inghilterra e Uruguay ma le più modeste Nuova Zelanda, Slovacchia e Paraguay, e perchè quell’Italia arrivò addirittura ultima nel gruppo senza vincere neanche una partita. Era una nazionale completamente allo sbando, da ricostruire ripartendo solo da macerie.
Prandelli l’ha rivoluzionata, proponendo una nuova sfida sulle orme della Spagna campione di tutto: “facciamo anche noi il tiki-taka, abbiamo classe e tecnica per farlo. Teniamo sempre palla e giochiamo all’attacco“. Questa l’idea tattica di Prandelli che ha portato l’Italia con pieno merito alla finalissima degli Europei nel 2012 e alla semifinale della Confederations Cup del 2013.

Fin qui tutto bene, o quasi. Perchè la Finalissima con la Spagna l’ha persa lui con scelte clamorosamente sbagliate nello schieramento degli 11 titolari, come da lui stesso ammesso appena finita la partita.

Poi, però, in vista dei Mondiali in Brasile è cambiato tutto. Innanzitutto il bucolico resort di Mangaratiba che non è piaciuto alla Federcalcio. Ma Prandelli, come era nelle sue possibilità, ha fatto tutto di testa sua. In campo e fuori. Ha rivoluzionato la squadra a pochi giorni dal mondiale. E’ vero, dobbiamo fare il tiki-taka e giocare all’attacco ma addio alla difesa a 3 col blocco Juve che ci aveva portato in finale agli Europei, via agli esperimenti con Paletta accanto a Barzagli, Ranocchia rimane inspiegabilmente a casa come i vari Gilardino, Toni, Destro, Giuseppe Rossi. In attacco c’è solo lui, SuperMario. Con FantAntonio, al primo mondiale della sua carriera a 32 anni. Avevano deciso con due magie la semifinale degli Europei contro la Germania due anni fa, Prandelli puntava tutto su loro due anche oggi. E’ andata male. E si è dimesso, anche questo un atteggiamento molto poco italiano. Si era preso le sue responsabilità prima, l’ha fatto fino in fondo dando i saluti.

Ma c’è un clamoroso retroscena di quanto accaduto negli spogliatoi dell’Arena Das Dunas di Natal dopo Italia-Uruguay: momenti di altissima tensione quando i senatori (Buffon, Barzagli, Chiellini, Pirlo, De Rossi e Marchisio) hanno rinfacciato ai più giovani, e soprattutto a Balotelli, errori e responsabilità, ribadendo poi tutto anche in pubblico.

Ovviamente nel mirino c’era Prandelli con le sue scelte: ha deciso di dimettersi dopo la posizione dei “senatori” che di fatto l’hanno delegittimato a gara appena conclusa. E adesso?

Ovviamente non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: alcuni giovani come Verratti e Darmian non solo hanno fatto bene, ma addirittura impressionato. Così come De Sciglio e Immobile, pur con un mondiale ai margini, nel periodo di avvicinamento e nell’ultima stagione hanno dimostrato di essere giocatori di valore. Lo stesso Balotelli, pur non essendo un fenomeno (e lo sapevamo già), non è certo un giocatore da buttare e facendo tesoro degli errori e di quest’esperienza in Brasile (il primo Mondiale della sua carriera a soli 23 anni), potrà tornare ad essere decisivo con la maglia Azzurra come era stato due anni fa agli Europei trascinando l’Italia in finale.