La “rivoluzione” delle piccole squadre di provincia, sempre più numerose in serie A, rischia di avere ripercussioni molto pesanti su tutto il sistema-calcio, a partire dai Diritti TV. La serie A, proprio nella stagione in cui si sta riscoprendo competitiva in Europa con la Juventus in finale di Champions League, il Napoli e la Fiorentina in semifinale di Europa League, in vista del prossimo anno perde tanto appeal per quello che succede in zona retrocessione e in serie B. L’addio di Cesena, Parma e Cagliari non sarà indolore: si tratta di tre squadre molto importanti, il Cesena che con i suoi 100.000 abitanti e una media di 16.500 spettatori allo stadio catalizza l’interesse di tutta la Romagna sulla serie A; il Parma che con i suoi 190.000 abitanti e una storia gloriosa rischia di sparire addirittura dal panorama calcistico, infine il Cagliari che con 160.000 abitanti aveva uno dei bacini d’utenza più grandi di tutto il campionato con milioni di tifosi in Sardegna ma anche sparsi in giro per l’Italia e per il mondo (dopo Juve, Inter, Milan, Napoli, Roma e Fiorentina, il Cagliari aveva il bacino d’utenza più grande della serie A, addirittura superiore a quello di Palermo, Lazio, Udinese, Sampdoria e Genoa). Una retrocessione che fa male, dopo 11 anni di massima serie per gli isolani.
A fronte di questi addii eccellenti, in serie A arrivano Carpi (70.000 abitanti e una media di 2.900 spettatori nel trionfale campionato di B) e Frosinone (46.000 abitanti e una media di 5.000 spettatori nell’altrettanto trionfale campionato di B). E se ai playoff dovesse spuntarla lo Spezia (90.000 abitanti, 6.200 spettatori in media) la frittata sarebbe completa. A prescindere dall’aspetto sportivo. La contemporanea salvezza di Empoli, Sassuolo e Chievo Verona ha fatto il resto. Ben 5 squadre della prossima serie A – Carpi (70.000), Empoli (48.000), Frosinone (46.000), Sassuolo (41.000), Chievo (2.500) – non riescono a raggiungere il numero di abitanti della sola Parma. E la media degli spettatori nei loro stadi è ancor più sconfortante.
Insomma, la riflessione viene da se’: vuoi vedere che Lotito aveva ragione? Acclarato che il Presidente della Lazio non stava tramando qualcosa di losco per impedire a Carpi e Frosinone di salire in serie A (le dichiarazioni che hanno fatto tanto scalpore erano di molti mesi fa, oggi proprio Carpi e Frosinone sono riuscite ad ottenere la promozione nella massima serie senza alcun tipo di ostacolo), oggi un po’ tutto il mondo calcistico – a partire dagli appassionati e dagli spettatori della serie A – si chiede che interesse potranno avere tante partite di A che fino a qualche anno fa si disputavano in C1 e che avranno una cornice di pubblico mediocre, pochissimi spettatori televisivi, probabilmente anche un tasso tecnico non particolarmente elevato e comunque un blasone certamente non esaltante. Vi immaginate l’attesa per il big match del sabato sera su Sky? Boban, Vialli e Bergomi pronti a commentare dallo stadio comunale Matusa Frosinone-Chievo Verona, poi il “derbissimo” emiliano Carpi-Sassuolo mentre Parma, Cesena e forse anche Bologna (a meno che non vinca i playoff) andranno a marcire nelle serie minori, così come il Modena che rischia addirittura la Lega Pro, tanto per rimanere in Emilia Romagna. E che dire di Brescia e Varese, anch’esse piombate in Lega Pro dove militano ancora (playoff e playout permettendo) le varie Mantova, Padova, Cremonese, Reggiana, Rimini, Ascoli, Pisa, Siena, Lecce, Foggia, Catanzaro, Cosenza, Reggina e Messina (potremmo scomodare persino Taranto e Siracusa nei Dilettanti).
Intanto, sempre proiettandoci al prossimo anno, con Salernitana, Bologna, Cagliari, Bari, Novara, Cesena, Catania, Perugia, Pescara, Vicenza, Livorno e forse anche il Parma, la serie B rischia di diventare addirittura più entusiasmante e avvincente della serie A. Almeno per il calore e le presenze sugli spalti, la bellezza degli impianti sportivi, il blasone, la storia, le città e (particolare non di poca importanza) i bacini d’utenza dei tifosi, fondamentali per distribuire gli introiti dei Diritti Tv.