Domani il debutto Mondiale di Marco Verratti: il futuro è nelle sue mani

Quattro anni fa c’era un po’ di azzurro nel destino di Marco Verratti. L’Italia era appena uscita dal disastro del Mondiale in Sudafrica, e lui esordiva con la maglia della nazionale: era però quella dell’Under 19. Quattro anni più tardi, il ‘piccolo principe’ è pronto ad un altro esordio. Questa volta con la nazionale vera, e al Mondiale. ”Tutti matti per Verratti” e’ uno dei tanti striscioni appesi per le vie di Manoppello, il suo buon ritiro dalla Maiella da dove è partito per Parigi e poi per il Mondiale in Brasile. A ventuno anni, è già diventato il cocco di Ibrahimovic, Prandelli si è innamorato di lui al punto da essersi sbilanciato di persona nei giorni scorsi sull’esordio al Mondiale, domani con l’Inghilterra, e Carlo Ancelotti ha detto a Florentino Perez che in cima alla sua lista di acquisti per la prossima stagione c’è proprio lui. E’ il coronamento di due anni da protagonista a Parigi, dove la ‘grandeur’ lo ha subito ribattezzato col nome di piccolo principe. Spazio per montarsi la testa ci sarebbe eccome. Lui invece no: ha passato l’antivigilia di Italia-Inghilterra tra il doppio allenamento a Mangaratiba e una lunga partita a tresette la sera. In coppia con Ciro Immobile, amico degli anni spensierati di Pescara al quale ha ‘dedicato’ il suo amato cane, Ciro appunto. Dicono i suoi amici che Verratti ha questa grande capacità: affrontare un debutto al Mondiale come fosse la partitella dell’oratorio, quella in cui cominciava a scoprire talento e passione sulle orme del fratello Stefano. Come spesso capita, lui era più grande, più abile col pallone, più promettente, ma è stato il giovane Marco a non perdersi per strada. Questione di testa, se ora può diventare la piccola rivelazione di un Mondiale che aspetta le stelle di Balotelli, Cristiano Ronaldo o Messi. C’è improvvisamente lui al centro del progetto Italia, accanto a ‘giganti’ della storia azzurra come Pirlo o Buffon. La ricerca di qualità e personalità a centrocampo, oltre che lo stato di forma splendente al termine di una stagione di rilievo col Paris Saint Germain, ne hanno fatto un potenziale titolare fisso. ”Sarà tra quelli che giocheranno più minuti di tutti, vedrete”, assicuravano dal ritiro di Mangaratiba nei giorni scorsi. Ora, la prova di Volta Redonda contro il Fluminense e l’infortunio che mette De Sciglio fuorigico per la prima partita con l’Inghilterra hanno appena rimescolato le carte di una scelta già fatta dal commissario tecnico: a lasciare quel piccolo margine di dubbio sul debutto di Verratti dal 1′, più che la febbre dei giorni scorsi è la gran forma di Insigne. Il pensiero di sopperire al gap difensivo sulla fascia di De Sciglio con la spinta dell’attaccante del Napoli potrebbe sfiorare la mente di Prandelli, ma a partita in corso. E poi c’e’ l’ultimo allenamento prima della partita, a Manaus, nella notte italiana. Verratti in ogni caso ha capito: può essere il suo mondiale. Spensierato e incosciente, come ha detto il ct della generazione di nuovi azzurri. Ma già con la freddezza di un veterano. Come dire, il mondo nelle sue mani.