Doping, Mazzola-shock: “mettevo la pasticca sotto la lingua e poi la sputavo, molti tedeschi avevano gli occhi spiritati”

Il sospetto del doping nel calcio negli anni della ex Germania ovest effettivamente c’era. Lo conferma Sandro Mazzola che, dopo il rapporto pubblicato dall’Istituto federale di sport e scienza di Berlino, in un’intervista a Radio Capital, ricorda la storica sfida finita 4-3 per l’Italia ai Mondiali del 1970 e di aver visto in occasione di gare di coppa all’estero i giocatori tedeschi con ”occhi spiritati”. Rivela infine che perfino a lui proposero di doparsi: ”Mettevo la pasticca sotto la lingua poi la buttavo”. ”Non mi ero accorto di nulla, in quell’occasione – dice Mazzola a proposito della semifinale con i tedeschi ai Mondiali in Messico -. Ma in altre partite, di coppa, all’estero, vedevo degli occhi spiritati e pensavo, qui c’e’ sotto qualcosa… Giocatori che continuavano a sbattere le palpebre, anche se devo dire che erano rari casi. E avevamo visto la Germania giocare altre partite e ci aveva impressionato. Effettivamente avevano una squadra di giocatori molto forti tecnicamente ma giocavano sulle ali con due esterni alti il primo tempo, poi il secondo tempo altri due che correvano tanto come quegli altri”. Se aveste avuto il sospetto in quella sfida di Messico ’70 sarebbe stato diverso? ”Si’ ci avremmo messo piu’ cattiveria, ma era sempre una battaglia dura. Ma alla fine comunque vincevamo sempre noi…”. Sul doping Mazzola sostiene che ”e’ sempre stato cosi’, c’e’ quello che non riesce ad arrivare al risultato allora cerca di barare e trova il medico che gli dice che non e’ veramente doping, sono solo cose che ti fanno correre oppure che comunque sono sostanze che non trovano ai controlli”. A lei lo hanno mai proposto? ”Si’ – rivela -, l’importante e’ dire no o far finta di dire si’ e buttare nel gabinetto. Allora erano altre cose rispetto a oggi, non era studiato, era all’antica. Erano capsule, simpamina o diciamo zuccheri particolari. Io avevo nella mia valigia da calcio sei paia di scarpe – ricorda Mazzolaero maniaco, a seconda del terreno di gioco poi sceglievo, anche se alla fine usavo sempre le stesse. Quando mi davano la pasticca la mettevo sotto la lingua poi come il tizio che me l’aveva data si girava sputavo e mettevo in una delle scarpe che non usavo mai”.