La ‘prima volta’ al Consiglio nazionale del Coni costa cara al presidente della Figc, Carlo Tavecchio, che nel giorno dell’esordio nel ‘Parlamentino’ dello sport italiano deve subito fare i conti con una stangata da 20 milioni. A tanto ammontano infatti i tagli che il mondo del calcio subirà dalla rimodulazione contributiva del Coni. “Non sono arrabbiato”, si era lasciato sfuggire in mattinata Tavecchio arrivando al Foro Italico per la Giunta ma quando è stato il momento di prendere la parola nel pomeriggio, davanti al consesso dei presidenti e delegati delle 45 federazioni nazionali il n.1 di Via Allegri ha usato il bastone e la carota per cercare di convincere la platea (e i 75 membri che di lì a poco avrebbero votato) sulla necessità di un dietrofront: “Ci affidiamo al presidente del Coni – ha esordito Tavecchio – e chiediamo di rivalutare la situazione della contribuzione o, se non fosse possibile, di darci un tempo per poter applicare la contribuzione. So di chiedere una cosa grande ma noi metteremo a disposizione tutte le nostre risorse, ma oggi ci sentiamo soli contro tutti”. All’arte della diplomazia fa poi seguito una piccola ‘provocazione’ che ai più è suonata come una minaccia di uscita dal Coni (“Conosco troppo bene Tavecchio e non penso sia un’ipotesi all’odg”, il commento di Malagò), fermo restando così le cose: “Noi vorremmo restarci dentro ma il problema è che ci costringono a delle procedure che umiliano i rapporti – le sue parole – Ho parlato con Malagò che mi ha rassicurato e comunque credo non serva alzare i toni ma portare avanti una trattativa”. Che la Figc cercherà di avviare direttamente col governo, una volta sentite tutte le componenti (il 14 novembre in occasione del Consiglio federale). A preoccupare Tavecchio sono i tagli che ricadranno soprattutto sul settore arbitrale e sui dilettanti. “Noi diamo agli arbitri 0,21 euro per chilometro, e ora gli diamo di meno, non li paghiamo?”, si domanda l’ex presidente della Lnd. Da qui l’idea di trattare direttamente il contributo al governo e di lanciarsi magari anche nel sistema delle scommesse. “I fondi arrivano dal governo che ottiene i fondi attraverso le scommesse e le tasse che applicano anche le società sportive – spiega – Il miglior contribuente è il calcio, altre situazioni non sono paragonabili a noi. E’ proporzionato secondo voi un rapporto di 72% per le medaglie olimpiche e 18% al territorio, all’agonismo e al sociale?”, chiude Tavecchio che poi replica all’ex presidente del Coni Petrucci schieratosi col ‘nuovo corso’: “Petrucci dice che dobbiamo fare un bagno di umiltà? Non ne abbiamo bisogno, noi siamo uno sport popolare. Davanti a 20 o 40 squadre di élite noi abbiamo 76mila squadre che intrattengono tutte le domeniche il tempo libero degli italiani”. “Il provvedimento – ha ricordato Malagò – non è arrivato dall’oggi al domani e si sapeva perfettamente che non si sarebbe mai potuta garantire quella percentuale di 62 milioni su 129 a disposizione, cioè quasi il 50% dell’intero ammontare dei fondi”. A pesare sulla rimodulazione anche i cattivi risultati sportivi: “Se l’Italia si fosse qualificata con l’Under 21 a Londra – dice – quel numero migliorava. Se l’Italia avesse una rappresentanza femminile degna di questo Paese, quel numero cambiava. Se l’Italia non fosse stata eliminata al primo turno in Brasile, quel modello cambiava. Ã un invito a fare meglio”. Come anche ha ricordato Gianni Petrucci, oggi presidente Fip: “Non è che il mondo dello sport è contro il mondo del calcio, forse è una parte del calcio che è contro gli altri sport – si era lasciato andare – Si faccia anche un esame di coscienza, con umiltà. Oggi quando mi si ricorda cosa ha fatto il calcio ci sentiamo dei poveri disgraziati. Il calcio certamente rimarrà lo sport più popolare del paese, ma viva Dio oggi c’è una cultura che sta cambiando”.
Dopo ‘batosta’ da 20 mln il mondo del calcio minaccia l’uscita dal Coni