Il Dottor Guglielmo Stendardo affronta i problemi del calcio

Il Dottor Guglielmo Stendardo affronta diversi argomenti riguardanti il calcio italiano, è un ottimo calciatore con l’obiettivo adesso di pensare anche al futuro: “Tante cose non vanno”, dal razzismo al crollo della Nazionale fino al caos delle serie minori, ecco le dichiarazioni in un’intervista all’Agi. “A questo punto bisogna fermarsi e riflettere, se non cambiamo tutto questo attraverso una rivoluzione culturale, allora diventa impossibile tramandare i giusti valori. Questa mia volonta’ di tornare a giocare e’ nata innanzitutto dal prestigio e l’orgoglio che mi da’ modo di rappresentare un ateneo importante come la LUISS, unica universita’ che accostandosi ai modelli americani, mette in campo formazioni di laureati, laureandi o studenti iscritti a master. Questo significa che si puo’ fare sport a certi livelli e contestualmente studiare, con la possibilita’ di ottenere delle borse di studio. Questo ovviamente non solo per quanto riguarda il Calcio, perche’ il direttore sportivo della nostra universita’ Paolo Del Bene, da oltre 20 anni qui, e’ riuscito ad ottenere risultati importanti anche nel basket e altri sport in cui le formazioni competono ad alti livelli”.

“La rosa e’ ottima, formata da ragazzi per bene e allenata da mister Rambaudi, una persona molto esperta. Non e’ facile perche’ le squadre che giocano contro di noi fanno sempre la partita della vita, pero’ il nostro obiettivo e’ quello di fare il massimo arrivando a fine stagione con la possibilita’ di tagliare traguardi importanti. Siamo abbastanza competitivi. Credo che nello sport in generale ci siano dei valori universali, replicabili poi anche nel sociale. Mi riferisco al rispetto delle regole, degli orari, al fair play, all’etica. Tutto cio’ penso si ritrovi sia tra i professionisti sia tra i dilettanti. Cambiano i livelli di competizione, ma i valori no”.

“Inizialmente volevo fare il medico per seguire la carriera di mia madre, ma l’impegno sarebbe stato maggiore e diverso, innanzitutto avrei dovuto superare un test d’ingresso molto difficile, poi ci sarebbe stato anche l’obbligo di frequenza. Quindi ho preferito fare Giurisprudenza. E’ una materia che mi ha sempre appassionato e con il passare degli anni mi colpisce sempre di piu’. Conoscere i propri diritti e i propri doveri credo sia fondamentale non soltanto per un avvocato ma per ogni persona. Quindi il rispetto delle regole e il principio di legalita’ sono la base sulla quale si dovrebbe fondare ogni societa’, ogni contesto in cui viviamo, se vogliamo crescere veramente. Sotto questo punto di vista, negli ultimi tempi, in Italia purtroppo tante cose non vanno. Attraverso lo sport noi dobbiamo cercare di fare una rivoluzione culturale, perche’ lo sport, secondo me, e’ un veicolo pubblicitario importantissimo e attraverso cio’ si possono raggiungere questi valori. Quello che e’ successo ultimamente nel nostro mondo rasenta la comicita’, dal Mondiale visto da casa, ai finti ripescaggi, al dramma di Inter-Napoli e ai continui episodi di razzismo. A questo punto bisogna fermarsi e riflettere, se non cambiamo tutto questo attraverso una rivoluzione culturale, allora diventa impossibile tramandare i giusti valori”.

“Ho avuto la possibilita’ di entrare alla LUISS come docente di Diritto dello Sport, attraverso il Prof. Lubrano. Mi piacerebbe studiare sempre di piu’ e approfondire questa che e’ la mia materia. Il Diritto dello Sport e’ una materia molto settoriale e per la quale credo ci sia tanto da studiare. Attualmente sono avvocato ma non mi occupo solo di diritto sportivo. Quello che piu’ mi piace fare e’ tutelare la figura dell’atleta a 360 gradi, attraverso una consulenza completa che riguardi anche la gestione e la protezione del patrimonio dello stesso, la parte assicurativa, economica e finanziaria. Anche cio’ che riguarda la comunicazione, perche’ per un atleta e’ importante comunicare bene cio’ che fa. Insomma, una sorta di ‘life planing’ che possa aiutare l’atleta a concentrarsi sul proprio lavoro, affidando altri aspetti a persone competenti e che possano tutelarlo al massimo”.

“Non penso di aver fatto nulla di particolarmente straordinario – afferma – ho soltanto studiato e cercato di fare quello che fanno tanti altri studenti, che anziche’ giocare a Calcio, magari lavorano per pagarsi gli studi e ottenere risultati importanti. La conoscenza, lo studio, la cultura, una discreta istruzione sono cose che possono servire per tutta la vita. Il contratto con una squadra, invece, alla fine scade. Per ogni giovane e’ importante poter studiare e avere una discreta istruzione per prepararsi al meglio ad affrontare questo lungo ed insidioso viaggio che e’ la vita. Quello che dico sempre ai ragazzi che ho la fortuna di rappresentare, noi dobbiamo formare gli uomini prima di formare degli eventuali calciatori. Cio’ che conta nello sport a tutti i livelli e’ formare gli uomini, che innanzitutto si divertano e che migliorino il proprio stato di salute, ma soprattutto che attraverso i veri valori della vita siano in grado di affrontare al meglio il proprio futuro”.

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