”Mi sono rotto”. Mentre tutta l’Italia, in campo e in panchina, aveva la testa al responso medico su quel che era successo a Riccardo Montolivo, lui nella sua aveva gia’ realizzato. Frattura della tibia, dira’ due ore dopo la radiografia effettuata al Chelsea Westminster Hospital: ma il centrocampista, capitano del Milan e capitano azzurro questa sera contro l’Irlanda a coronamento di un percorso da giocatore guida, aveva fermato il suo orologio mondiale gia’ alle 20.55. A quel giro di lancetta sul campo del Craven Cottage contro l’Irlanda, in un flash di agonismo puro, il destino lo ha beffato. E gli ha tolto il mondiale in un’azione come se ne vedono a centinaia, durante una partita, lui diventato punto di di riferimento del centrocampo dei palleggiatori allestito da Prandelli, lui ”leader silenzioso” dello spogliatoio come lo definisce Prandelli.
Il contrasto normalissimo con Pearce, la sua gamba sinistra che impatta con la destra dell’avversario, la caviglia che si impunta e la caduta a terra.Montolivo ha capito nel giro di un attimo: ha chiamato i medici, ha provato a rialzarsi, a bordo campo ha perfino accennato a rientrare in campo prima di sentire la gamba che cedeva. A quel punto, il Mondiale era gia’ andato. Tutti attorno alla sua barella, da Balotelli scattato dalla panchina a Rossi accorso dall’area di rigore irlandese, mentre a Montolivo veniva steccata la gamba. ”Mi sono rotto”, l’amara diagnosi fatta da se’, mentre usciva dal campo. ”La squadra in campo era scioccata”, ammettera’ poi Prandelli. ”Non parlava, mi guardava in silenzio”, racconta Enrico Castellacci, medico della nazionale, che lo ha subito soccorso e con la sua esperienza da chirurgo ortopedico aveva intuito la serieta’ della situazione. ”Era psicologicamente distrutto”. Domani Montolivo rientrera’ su Milan con un aereo ambulanza, i contatti con i medici e il club rossonero erano stati attivati subito. Ad accoglierlo a casa anche Cristina De Pin, sua sposa da pochi giorni. Con l’operazione alle porte e il Mondiale al via, ci vorra’ tutto il suo affetto.




