La passione per il calcio ha giocato un brutto scherzo a Fernando Sanchez Arellano, detto “El Ingeniero”, il boss del cartello Arellano Felix, una delle più spietate bande messicane di narcos: l’esercito lo ha arrestato mentre tifava per la nazionale “tricolor”, in un fast food in pieno centro a Tijuana, la città sulla frontiera con gli Stati Uniti che era il centro delle sue attività illegali. Monte Alejandro Rubido, commissario nazionale per la sicurezza ha raccontato che Sanchez Arellano, uno dei narcotrafficanti most wanted in Messico e Stati Uniti, è stato catturato mentre guardava Messico-Crozia con tanto di volto dipinto con i colori della bandiera messicana, come si vede dalle immagini distribuite dalla polizia. I tricolori hanno vinto per 3 a 1, classificandosi per la sfida contro l’Olanda negli ottavi di finale del Mondiale brasiliano. El Ingeniero, invece, è finito in prigione. Rubido ha spiegato che Sanchez Arellano (41 anni) aveva sempre mantenuto un profilo basso che gli permetteva di circolare indisturbato a Tijuana anche dopo aver assunto il comando del cartello Arellano Feliz, detto anche Cartello di Juarez, un’organizzazione di narcotrafficanti fondata da suo zio Eduardo attiva sopratutto nella Baja California. La biografia del boss finito in manette si confonde con la storia stessa della banda che guidava. La madre Enedina era considerata la “commercialista” del cartello, guidato da vari capofila della famiglia: tre zii – Eduardo, Benjamin e Javier Arellano Feliz – sono stati arrestati e altri due, Ramon e Francisco Rafael, sono morti in scontri a fuoco. Alleato della banda dei Los Zetas e nemico mortale dei Cartelli di Sinaloa e del Golfo, il Cartello di Juarez diventò potente verso la fine degli anni ’80, attraverso il suo spietato controllo del traffico della cocaina verso gli Stati Uniti. Le nefandezze del Cartello sono divenute celebri anche grazie al film “Traffic” di Steven Soderbergh (2001) la cui trama alludeva agli scontri della banda narco con il Cartello del Golfo. Secondo un rapporto dell’agenzia antidroga americana Dea, il cartello di Juarez è al momento “molto indebolito” a causa dell’arresto dei suoi boss nonché delle “faide interne che hanno permesso al cartello di Sinaloa e alla Familia Michoacana di usurpare territori che controllavano affrontando poca o nessuna resistenza”.
El Ingeniero, il narcoboss messicano tradito dai Mondiali