Carlo Tavecchio, 71 anni, presidente della Lega nazionale dilettanti e vicepresidente vicario della Figc, è candidato per la presidenza federale sostenuto dalle Leghe. Il 27 luglio ha presentato un programma di 17 pagine, suddiviso in undici punti (Governance e organizzazione federale; lotta contro la violenza e qualificazione del prodotto calcio; settore tecnico e centri di formazione federale; settore giovanile e scolastico; nuove risorse economiche; comunicazione; Club Italia; Grandi Eventi; legislazione e rapporti con il governo; rapporti con il Coni; riforma dei campionati e delle regole). Sulla governance della Figc, Tavecchio propone l’istituzione di un segretario generale, un “capo azienda” con alle dipendenze direttori con deleghe specifiche, anche se sottolinea, pur senza fare proposte in merito, che il problema è quello di “affrontare il tema delle maggioranze per il governo” e “per le modifiche statutarie”. Sul fronte sicurezza, promette massimo impegno nel contrasto ma anche “un’estensione del sistema delle esenzioni e delle attenuanti per i club” virtuosi. Tra i punti forti della proposta del presidente Lnd, ci sono lo sviluppo dei centri di formazione federale per giovani (una ventina, in cui organizzare corsi e selezioni regionali) e il modello britannico di ingresso per gli extra-comunitari, oltre a quello delle seconde proprietà per favorire la crescita dei calciatori “salvaguardando importanti realtà”. Per ampliare il numero di giocatori buoni per la nazionale c’è anche la proposta di intervenire con il riconoscimento dello ius soli, per attribuire la cittadinanza a nati in Italia da genitori stranieri. Nel programma anche una curiosità: quando parla del ruolo del ct della nazionale, sottolinea che “dovrà impegnarsi nella crescita tecnica e d’immagine del calcio italiano” ma “non dovrà occuparsi della scelta degli alberghi”.