Il cantante Povia gli ha dedicato addirittura un album dal titolo ‘Centravanti di mestiere’. Perché Alberto Gilardino è nato per fare l’attaccante e come tutte le prime punte di razza vive per il gol. Anche chi non segue con assiduità il mondo del calcio ricorderà sicuramente il suo assist per Alessandro Del Piero nella semifinale mondiale del 2006 contro la Germania, che mandò in rete ‘Pinturicchio’ per il 2-0 al termine dei tempi supplementari. Proprio lui che non ha certo nell’ultimo passaggio una delle sue doti migliori.
Nella sua carriera Gilardino ha sempre fatto il proprio dovere, cioè segnare. La sua esplosione nel calcio che conta si deve a Cesare Prandelli, che nel 2002 lo volle fortemente per rinforzare il reparto offensivo. Dopo una prima stagione vissuta all’ombra di Adriano, il ragazzo di Biella riesce ad arrivare per due stagioni consecutive ad un passo dal titolo di capocannoniere della Serie A, mettendo insieme 56 reti in 116 presenze con la maglia gialloblu tra campionato e coppe.
Nell’estate del 2005 il ‘Gila’ fa il grande salto in un top club: Adriano Galliani lo porta al Milan facendogli firmare un contratto da tre milioni di euro a stagione. Dei suoi anni con la maglia rossonera non si è mai parlato in modo positivo. Ma se andiamo a guardare i numeri non è poi così vero, viste le 44 reti fatte in tre stagioni a Milano. E senza dimenticare la folta concorrenza di quegli anni tra Inzaghi, Kaka e Shevchenko, con i quali vinse comunque una Champions League nel 2007.
Terminata l’avventura in rossonero, nell’estate del 2008 Pantaleo Corvino decide di portarlo a Firenze: qui ritrova quel Cesare Prandelli che lo fece diventare grande ai tempi del Parma. Nella stagione 2009-2010, in Champions League, realizza ad Anfield nei minuti di recupero il gol che dà alla Fiorentina la vittoria per 2-1 sul Liverpool, permettendole di qualificarsi agli ottavi come prima del girone. In questa occasione raggiunge quota 10 reti in maglia viola nelle competizioni europee, eguagliando il primato di Batistuta. E l’attaccante definirà questo gol come il più importante della sua carriera. Proprio qui i tifosi fiorentini gli hanno dedicato il coro ‘Gilardino, suonaci il violino‘ per il suo modo di esultare mimando l’azione di suonare quello strumento.
Per il resto la carriera di Gilardino è stata un continuo girovagare alla ricerca di nuovi stimoli: Genoa, Bologna, l’avventura in cina allo Guangzhou Evergrande, il ritorno a Firenze e poi il Palermo nella scorsa stagione. Anche in Sicilia è riuscito ad andare in doppia cifra e con le sue 10 reti ha contribuito alla salvezza all’ultimo respiro dei rosanero. E adesso Empoli: l’ennesima nuova vita calcistica di Alberto Gilardino che a 34 anni ha ancora tanta voglia di suonarlo quel violino. E crediamo proprio che ce la farà anche stavolta.