Euro2016, Cristiano Ronaldo e gli altri: la parola d’ordine è riscatto, immediato

Quello cui abbiamo sin qui assistito, dopo due intere giornate disputate, è stato un Europeo tutto sommato equilibrato. Le grandi favorite, come Francia e Spagna, hanno vinto ma senza convincere, non dando al momento l’impressione di poter trionfare a mani basse. Ma le delusioni più grandi riguardano i singoli giocatori, quei campioni da cui ci si aspetta un contributo degno della loro stessa classe. Sono quattro i nomi che, più degli altri, rappresentano in pieno la categoria: Paul Pogba, Zlatan Ibrahimovic, Thomas Muller e Cristiano Ronaldo. Urge una precisazione, in modo da evitare ogni fraintendimento. Non vogliamo calare la mannaia su questi ragazzi, non li riteniamo responsabili unici ed assoluti delle sorti delle proprie Nazionali. Anche perché, sulla carta, Francia, Svezia, Germania e Portogallo possono tutte essere presenti agli ottavi di Euro2016, con  transalpini ed iberici che hanno già staccato il pass e le altre due, chi più e chi meno, ancora in corsa.

Partiamo dal caso che, più di ogni altro, sta facendo discutere, quello di Cristiano Ronaldo. L’asso del Real Madrid porta addosso il marchio di giocatore più forte del mondo o, per chi fosse in disaccordo, di numero due assoluto, dietro Lionel Messi. Quando attorno a te c’è simile considerazione, è il minimo sindacale aspettarsi giocate risolutive e goal come nulla fosse. Sappiamo bene che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare ma è innegabile che il Portogallo, tra le altre cose, abbia avuto la sorte di essere inserito in un girone non proprio insuperabile. Eppure CR7 ha steccato nettamente l’esordio contro l’Islanda, palesando anche un certo nervosismo. Meglio pareva andare ieri, nella partita pareggiata contro l’Austria, ma la dea bendata, per adesso, non deve essergli particolarmente amica: Ronaldo ha infatti sbagliato il rigore che avrebbe in quel momento deciso l’incontro, calciandolo sul palo. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, chiaro. E’ però doveroso pretendere da Cristiano ben altro tipo di rendimento, soprattutto in fase di finalizzazione. Il Portogallo può ancora essere protagonista ma, per farlo, ha bisogno del suo fuoriclasse. Il quale, è bene ribadirlo, è arrivato ad Euro2016 parzialmente stremato da una stagione con il Real che lo ha visto, come sempre, decisivo protagonista. Ma basta un ultimo sforzo e il diretto interessato può dimostrare ancora a tutti chi è Cristiano Ronaldo.

Decisamente abulico, sin qui, l’Europeo di Zlatan Ibrahimovic. In tanti lo aspettavano al varco, Ibra lo si ama o lo si odia, più ancora di quanto non succeda con il già citato CR7. Allo svedese è sempre stata rimproverata l’incapacità di essere decisivo in Europa, sia a livello di club che con la Nazionale. Critiche ingenerose ma che hanno le statistiche dalla loro parte. E’ comunque quantomeno fantasioso pensare che la Svezia possa vincere l’Europeo. Tuttavia lo Zlatan visto finora è un calciatore fumoso, poco incisivo, poco presente: l’esatto opposto di quel che è nella sua natura di grande giocatore. Gli scandinavi sono ad un passo dall’eliminazione, anche se la matematica dà loro ancora delle speranze. Senza Ibrahimovic, però, non si canterà messa. Un plotone di giocatori più o meno normali ed un unico, immenso, solista: è l’ultima chance, per Ibra, di fare qualcosa di storico con la sua Nazionale. Il tempo inizia ad essergli nemico.

Non è certo invece nemico di Paul Pogba. Strana la sua storia. Alla Juventus è considerato alla stregua di un campione in procinto di diventare fuoriclasse. Giusto così, peraltro, vista la continua crescita che il ragazzo, anno dopo anno, ha dimostrato di saper maturare. In patria, però, sono assai severi con lui, anche oltre il limite del consentito. Su Pogba c’è enorme pressione, forse una sorta di pregiudizio derivante da non si sa bene quale motivo. Si pretende tutto e subito, non è nemmeno giusto così. A quel punto, che Pogba faccia poi un gesto dell’ombrello verso qualcuno, non è poi cosa così oscena, pur sbagliata che sia. E’ però innegabile che il talentuoso centrocampista, nella partita e mezzo sin qui disputata, non abbia fatto sfracelli. Alla prima assoluta, contro la Romania, ha esibito un repertorio non conforme al suo talento. Troppo morbido, troppo alla ricerca della giocata ad effetto, poco in sintonia con i compagni. Meglio è andata al secondo turno quando, inizialmente messo in panchina da Deschamps contro l’Albania, è entrato nella ripresa ed ha contribuito al risveglio dei transalpini in maniera importante. Può essere, più che per chiunque altro, l’Europeo di Pogba: deve darsi una svegliata il ragazzo, ma guai a puntargli contro il dito. Ha pur sempre 23 anni, teniamolo a mente ogni tanto.

E poi? E poi c’è Thomas Muller, il giocatore che fa della praticità e della concretezza i suoi punti di forza. Non bello da vedere per chi ama le giocate sopraffine, a volte sgraziato come pochi, ha una capacità di fare goal più unica che rara. Eppure in questo inizio Europeo è apparso l’ombra di sé stesso, a causa anche di una Germania che non ne sta riuscendo ad esaltarne le caratteristiche. E questa è un’attenuante non da poco, se consideriamo che l’attaccante del Bayern Monaco è uno cui il pallone devi confezionarlo prima che lui lo depositi in rete. E’ anche uno che si sbatte molto per la squadra e pure qui, sinceramente, non è che stia impressionando. Ha tempo e modo di rifarsi, sin da subito, su questo ci sono pochi dubbi. Stesso discorso vale per Pogba e Cristiano Ronaldo, un po’ più complicata la situazione di Ibrahimovic. Ma il calcio è così, un po’ come la vita: dai più forti ci si aspetta sempre che emergano in qualunque contesto.