Faccia a faccia tra ultrà e politica in Senato, la vedova Raciti: “Invitino anche i poliziotti

Duro commento della vedova di Filippo Raciti dopo l'incontro tenutosi nella mattinata di ieri in Senato tra gruppi Ultrà e mondo della politica

Non si placano le polemiche dopo il faccia a faccia tenutosi nella mattinata di ieri in Senato, tra i 25 gruppi Ultrà – per lo più di squadre di calcio – ed esponenti del Parlamento, nel corso del quale sono state ascoltate le ‘lamentele’ delle tifoserie organizzate riguardo le misure restrittive che sono state adottate negli ultimi anni proprio per arginare le loro violenze ed intemperanze.

Ho scoperto dai giornali la vicenda degli ultrà in Senato” ha detto dalle pagine de La Gazzetta dello Sport’ Marisa Grasso, vedova dell’ispettore Filppo Raciti, che era rimasto ucciso nel 2007 durante gli scontri fra ultrà del Catania e le forze dell’ordine: “Quanta amarezza, questo Paese non cambia mai. Ma del resto siamo in campagna elettorale…“.

Sono vicina a tutti gli agenti e ai sindacati di polizia che giustamente sono rimasti amareggiati – ha proseguito -. Mi chiedo come sia possibile che un’istituzione come il Senato abbia potuto ospitare al suo interno un dibattito sulle norme di sicurezza a uso e consumo degli ultrà di mezza Italia, tra cui – ho letto – anche quel ‘signore’ (Claudio Galimberti, ndr) condannato e sottoposto a sorveglianza speciale“.

Claudio Galimberti, detto “Bocia”, è il famoso capo della tifoseria dell’Atalanta, attualmente sottoposto a regime di sorveglianza e che è stato protagonista di diversi episodi negativi e violenti.

Ed è pazzesco – ha detto ancora la signora Grasso – che il tutto sia stato fatto con la complicità di parlamentari e senza coinvolgere i rappresentanti delle forze dell’ordine. A questo punto, chiedo ufficialmente agli onorevoli che hanno ospitato gli ultrà di invitare me e i sindacati di polizia a parlare in un altro dibattito delle stesse norme di sicurezza che quelli contestano, così magari ne capiscono l’importanza“.

Una vicenda che si commenta da sola – ha detto, invece, il presidente del Coni, Giovanni Malagò – Servirebbe maggiore attenzione soprattutto in alcune sedi istituzionali. Fa stupore che chi è sottoposto a regime di sorveglianza non può entrare in uno stadio e poi…“.