Fifa, TPO, Tevez ed il “caso Doyen”: partnership di mercato che fanno discutere

TPO, cosa significa? Le Third Party Ownership, bandite dalla Fifa, continuano a far discutere

Recentemente abbiamo iniziato a familiarizzare con gli acronimi TPO e TPI riferiti al mondo del calcio. Si parla di Third Party Ownership (TPO) o Third Party Investment (TPI) quando una squadra di calcio non è proprietaria del 100% dei diritti economici di un calciatore. Ci sono numerosi modelli per definire un Third Party agreement. La più comune è quella che una società, un’agenzia o uno stesso procuratore investa dei soldi sui diritti economici di un calciatore per poter usufruire di una percentuale sulla futura rivendita del calciatore stesso. Per esempio, un calciatore X è tesserato e scende in campo per una squadra A. Essendo i diritti economici del calciatore ripartiti in percentuale tra la squadra A e una società di investimento B, nel momento in cui questo calciatore X dovesse essere venduto per una cifra di €tot., i soldi della cessione andrebbero in percentuale sia alla squadra A che alla società di investimento B.

La decisione della Premier League dopo il caso Tevez 

La Premier League, la Football League, la Football Association, e le federazioni calcistiche di Polonia e Francia hanno bandito qualsiasi tipo di investimento sui diritti economici dei calciatori da parte di terzi. La strada fu sbarrata da un provvedimento preso dalla Premier League dopo il caso Tevez al West Ham. Il calciatore argentino fu tesserato dalla squadra inglese tramite un accordo che prevedeva la clausola di vendita obbligatoria del calciatore nel caso in cui una determinata offerta ritenuta conveniente dagli investitori terzi fosse stata presentata da un’altra squadra.

Al tempo dell’acquisizione di Carlos Tevez da parte del West Ham non esisteva alcuna regola che esprimesse chiaramente il divieto di TPI o TPO nell’acquisizione di calciatori. Tuttavia, il West Ham fu multato per £5.5 milioni per aver violato la regola U18 dello statuto della Premier League. Tale articolo proibiva a qualsiasi squadra di poter essere materialmente influenzato da soggetti terzi e il West Ham, in questo caso, aveva firmato un accordo secondo il quale MSI e Just Sports (le due società investitrici) avrebbero potuto decidere sul possibile trasferimento del calciatore violando i regolamenti.

Come risultato di questa decisione una norma più dura nei confronti delle TPO e TPI è stata formulata. Dalla stagione 2008/09, infatti, la Premier League cosi come le federazioni sopracitate hanno completamente bandito l’ingresso di soggetti terzi all’interno del rapporto tra società e calciatori.

Perchè le TPO rappresentano un problema?

La posizione della Premier League è stata sempre di totale chiusura verso le TPO e TPI poiché, secondo la federazione inglese, l’ingresso da parte di terzi nel mondo del calcio potrebbe minare l’integrità della competizione, lo sviluppo di giovani calciatori e avere un potenziale impatto sulla piramide organizzativa del calcio.

Un report interno della FIFA in merito alla gestione dei TPI e TPO nel calcio ha portato a delle conclusioni allarmanti. Infatti, due grossi punti sono stati riportati:

  • Un chiaro conflitto di interessi potrebbe emergere tra l’investitore esterno, la società di calcio, gli agenti e lo staff tecnico. Che cosa succederebbe se, per esempio, il proprietario di una società A avesse un interesse economico su un calciatore X se questo dovesse giocare contro la propria squadra? Oppure se un agente che gestisce gli interessi di un calciatore X fosse anche l’advisor di un fondo di investimento? Certamente, seppur minimo, il conflitto di interesse esisterebbe e l’immagine del calcio ne risentirebbe.
  • Le società di calcio potrebbe contare sui soldi degli investitori esterni che creerebbe una sorta di dipendenza da fonti finanziarie esterne al calcio. Questo aprirebbe un problema ancora più grosso e dei guai che porterebbero le società di calcio ad essere, di fatto, controllate dagli investitori esterni.

L’indagine su questo tipo di problema è stata magistralmente figurata e spiegata da Pippo Russo, giornalista di calciomercato.com, massimo esperto di TPO in Italia, sociologo e autore del libro ‘Gol di rapina. Il lato oscuro del calcio globale’ (http://www.amazon.it/rapina-lato-oscuro-calcio-globale/dp/8867991116) nel quale sono presenti numerose storie sull’economia parallela del calcio.

La situazione attuale ed il caso Doyen

Dal 1° Maggio 2015 la FIFA ha stabilito, secondo il suo regolamento, che qualsiasi tipo di TPO e TPI deve essere completamente bandita dal mondo del calcio. Su questo si è espressa anche la FIFPro, il sindacato globale dei calciatori professionisti e il Comitato Esecutivo UEFA che hanno richiesto alla Commissione Europea di indagare su un’importante violazione delle norme legali in merito alla titolarità di soggetti terzi sulla possibilità di influenza e controllare i trasferimenti e quindi la vita di determinati calciatori. Suona tanto come una sorta di schiavismo moderno quello applicato dagli investitori che hanno come unico scopo quello di massimizzare i loro profitti sulle percentuali dei calciatori in loro possesso.

Tuttavia, questo non sembra essere un problema di gran rilevanza per i capi dei fondi di investimento i quali anziché impelagarsi in procedure giudiziarie preferiscono utilizzare i soldi per comprare direttamente o indirettamente i club di calcio. E’ il caso del Milan che, secondo quanto riferito dal recente investitore Bee, sarebbe entrato all’interno della società portando con sé degli advisor di mercato della società Doyen Sports. Il fondo di investimento Doyen opera in diversi settori e da qualche anno ha espanso il suo business nel mondo del calcio facendo in modo di speculare sui diritti economici dei calciatori e utilizzando questi stessi come dei titoli finanziari su cui investire e rivendere.