Sedici pagine in undici punti, come una squadra di calcio. Perche’ secondo Carlo Tavecchio, da ieri candidato ufficialmente alla presidenza della Federcalcio “se rimettiamo – tutti insieme – il gioco del calcio al centro dei nostri pensieri, cresceremo e andremo lontano”. E’ l’ultimo sussulto di un programma che il presidente dei Dilettanti snocciola, punto dopo punto, in circa un’ora di discorso all’Hilton di Fiumicino. Applausi scroscianti della platea, quella che rappresenta in Figc comunque da sola il 34% del peso elettivo.
Si parte da qui: “Gia’, chi me lo ha fatto fare mi dice sempre mia moglie…”, scherza. Ma vuol far capire che dopo l’11 agosto, una volta battuto il suo avversario Demetrio Albertini, Tavecchio non sara’ un pupazzo: “Se qualcuno crede che io sia un Re Travicello si sbaglia, ho 71 anni e non faccio compromessi”. Oggi oltre ai ‘senatori’ Carraro e Matarrese, presenti in sala anche il numero uno di A, Maurizio Beretta, e Claudio Lotito. Il primo passo una volta eletto sara’ il nuovo ct: “La stampa italiana e’ preoccupata perche’ dobbiamo fare l’amichevole con l’Olanda, ma chi ci mando? Ci mando Rivera!”, scherza ironicamente. “Occorre prima pianificare l’operazione, il commissario tecnico deve essere una scelta ragionata”. L’elenco dei possibili ct di Tavecchio e’ lungo e ancora in fase embrionale: “Non ho mai incontrato Conte, l’altro delle Marche, Mancini, l’ho visto solo allo stadio perche’ sono interista. Quello del Friuli, Guidolin, non ci ho mai parlato. E ora devo occuparmi di questo bordello, scusate il termine ogni tanto mi scappa…”. Chiunque sia, “deve dare una garanzia di almeno due-tre anni, non e’ un progetto da sei mesi”. Dunque Conte quasi out. Forse Mancini.
Poi risponde agli scettici come Agnelli e Barbara Berlusconi: “Io sono inadeguato? Sentiamo gli adeguati…”. E all’avversario Albertini (“Si parla tanto di progetti federali, poi si tratta di un foglietto con quattro storielle…”), e anche se non voteranno a favore Roma e Juventus, comunque il programma resta quello. Multiproprieta’ e non seconde squadre, riduzione della Serie A a 18 squadre sul modello delle altre leghe europee, nonche’ valorizzazione dei vivai con centri di reclutamento territoriali aperti agli scout, proprio per aumentare la competitivita’ dei nostri club in Champions ed Europa League. Con l’aggiunta della Lega Pro, Tavecchio raccoglie le leghe unite e mette in minoranza le componenti tecniche: Aia e Aiac, anche se gli allenatori di Ulivieri potrebbero cambiare idea, stuzzicati da una maggiore responsabilita’ nel settore tecnico e dall’immagine di una nuova Coverciano “aperta a tutti, anche ai bambini dell’oratorio”. E’ comunque il primo passo una volta eletto. Poi la riforma dei campionati, anche se Tavecchio mira all’abbassamento del quorum sulle votazioni statutarie: “Non piu’ al 75% ma al 65%”. Si agisce dunque sul veto della Lega piu’ pesante del calcio italiano. C’e’ poi la questione delle seconde squadre, la lotta contro la violenza, i centri di formazione territoriale, l’abbattimento graduale delle barriere, respinge gli attacchi di chi vuole togliere contributi alla Figc (“Il Coni dovra’ pensarci bene”). E anticipa gia’, rispondendo a De Laurentiis, che non si andra’ oltre il numero di 2 extracomunitari: “Le questioni di accoglienza sono un conto, quelle del gioco un altro” tanto che nel suo programma c’e’ anche la richiesta di ‘ius soli’ per i calciatori stranieri. Chiaro, molti di questi concetti non sono competenza del calcio ma della politica: “Il governo non puo’ esimersi dalla sua funzione di organo vigilante – attacca -, ma serve anche sostegno”.