“Sono brasiliana e desideravo che il Brasile vincesse, ma adesso vedo le cose sotto un altro aspetto: da ieri notte molta gente sta dicendo che Barbosa era innocente. E’ stata ‘lavata’ la sua anima, perché lui una vergogna del genere non l’ha mai vissuta. Nel 1950 il Brasile aveva vinto con tutti, con la Spagna per 6-1, poi perse con l’Uruguay quando sarebbe bastato un pareggio. Ma non fu certo una vergogna e un’umiliazione del genere“. A dire queste parole, un po’ a fatica perché commossa, è Tereza Barbosa, figlia del portiere della nazionale brasiliana del 1950 che divenne l’uomo-simbolo del ‘Maracanazo’ e per questo poi visse evitato da tutti. Ieri Tereza ha visto la partita assieme ad amici, nella sua casa di Praia Grande, “ma dopo il terzo gol dei tedeschi non ce l’ho più fatta. Ovviamente poi ho saputo il risultato finale e adesso penso che Barbosa mio padre, in fondo era orgoglioso di essere stato vicecampione del mondo. Adesso nella storia ci sono anche quelli di ieri, ma in che modo? Mi auguro che un giorno il Brasile possa di nuovo ospitare un Mondiale, ma non voglio mai più vedere la Selecao che incassa sette gol: per carità di Dio…“. Poi ricorda un episodio: “tempo fa – racconta la donna – Dani Alves disse che se avesse vinto la Coppa l’avrebbe dedicata anche a mio padre. Poi tramite conoscenti comuni ho saputo che avrebbe voluto invitarmi a una partita. Ma non si è più fatto vivo e quando finalmente ci ho parlato gli ho chiesto come mai prendesse tempo e se per caso non volesse più invitarmi perché aveva paura del fantasma di Barbosa. Mi sono chiesta ‘ma davvero non vogliono invitarmi più per paura che, se io vado alla partita il Brasile perde? Che schifo….Comunque adesso non prendetevela con Julio Cesar“.