Edmundo è uno di quei personaggi possibili sono in Sud America: carattere forte, a volte troppo, voglia di divertirsi ai livelli che un professionista non dovrebbe mai raggiungere, ma una capacità unica di trascinare il pubblico.
Uno così negli anni 90, deve per forza passare dall’Italia e O Animal decise di fermarsi a Firenze: gol, grandi giocate e quel maledetto carnevale di Rio (volò in Brasile per festeggiare il carnevale, piantando in asso la sua squadra nel bel mezzo del campionato) che costò uno Scudetto alla Fiorentina e diede la gloria al Milan di Alberto Zaccheroni. Edmundo ha di recente voluto scrivere una lettera per i tifosi della Fiorentina, in cui è ripercorso tutta la sua storia in viola:
“Era una squadra molto forte, piena di campioni – scrive l’ex attaccante brasiliano – C’era Heinrich, laterale della Germania; Rui Costa, il più forte del Portogallo; lo spagnolo Amor e Batistuta dell’Argentina. Un peccato non aver vinto il campionato. Trapattoni racconta di avermi rincorso all’aeroporto, scongiurandomi di non partire? In realtà non mi ricordo, penso che non sia vero… “Mi pento di tutto ciò che ho fatto e di essermene andato troppo presto dall’Italia, ma fu una decisione del momento. I brasiliani sono differenti dagli europei: vogliono giocare a prescindere dallo stipendio. E il mio arrivo in Italia non fu così piacevole. Malesani mi mise in panchina. E per me fu una mancanza di rispetto. Non ho nulla contro il resto della squadra, ma io ero venuto per giocare. Il comportamento di Malesani mi demoralizzò. E fu uno dei motivi per cui accettai la proposta del Vasco per tornare in Brasile. Era solo una questione di tempo. Batistuta e Rui Costa? Oggi non ho più contatti con entrambi, ma li stimo molto. E’ importante ribadire che a quei tempi loro non lottarono contro di me, ma per un bene maggiore: la Fiorentina. Si scontrarono per il club, ma tra noi c’erano rispetto e amicizia. Se ci incontrassimo oggi, non ci sarebbero problemi. Sì, io avevo torto, loro ragione. Inseguivano da anni il campionato. Fecero bene a difendere Firenze. La questione fu spostata sul lato personale, ma Rui Costa e Batistuta difendevano la società, mentre io mi battevo perciò che ritenevo migliore per me in quel momento…”. 
In Italia ha anche vestito la maglia del Napoli, ma con risultati decisamente infelici: “Quella di Napoli fu una fase piuttosto confusa. Non so se sia vero, ma dicevano che la società era 50% di Corbelli e 50% di Ferlaino, e che uno boicottava i giocatori comprati dall’ altro. Alla fine la squadra retrocesse e non mi pagarono. Un caos. Della città ho buoni ricordi, il club, invece, aveva molte carenze: un centro d’allenamento pessimo, condizioni di lavoro difficoltose. Fu un periodo breve ma i ricordi non sono piacevoli. Sono grato a tutti i club in cui ho giocato, ma tifo per la Fiorentina. La squadra di Sousa merita lo Scudetto. Ho un affetto speciale per Firenze, tifo Viola”.